Il vino italiano nel mondo

Numeri e caratteristiche delle esportazioni di vino Made in Italy

.

Food&Beverage Export Data visualization Agribusiness

Log in to use the pretty print function and embed function.
Aren't you signed up yet? Log in!

Quello del vino è uno dei comparti in cui il Made in Italy è maggiormente apprezzato e ricercato nel mondo: l'Italia è il primo produttore mondiale e nonostante la comparsa di nuovi player (Cile e Nuova Zelanda su tutti) è anche il paese che nell'ultimo decennio ha incrementato maggiormente le proprie vendite all'estero (+2.6 Miliardi €).

In quest'articolo analizzeremo le esportazioni italiane di vino, soffermandoci in particolare sulle caratteristiche e le tipologie più apprezzate sui mercati internazionali.

Da decenni appassionati e studiosi dibattono su quale sia la patria del vino: l'Italia o la Francia? Partiamo proprio dal confronto con i cugini d'oltralpe, da cui emergono molti spunti interessanti che permettono di intuire la complessità e la varietà di questo settore. L'infografica interattiva presentata di seguito mette a confronto Italia e Francia su quattro dimensioni: produzione, esportazioni in quantità, esportazioni in valore e prezzo medio all'export.

I Numeri del vino nel 2017: Italia VS Francia

Fonte: SIUlisse.it, ISTAT, Agreste

Per quanto riguarda la produzione, l’Italia detiene il primato mondiale con 44 milioni di ettolitri, seguita dalla Francia, secondo produttore, con 37 milioni1. Passando alle quantità esportate, il divario tra i due paesi aumenta, con il Belpaese che nel 2017 ha esportato ben il 35% in più rispetto alla Francia. Considerando i valori esportati, tuttavia, le parti si invertono: con circa 9 miliardi di € la Francia risulta il primo esportatore mondiale in valore, staccando l’Italia di ben 3 miliardi di €. La ragione appare evidente osservando il prezzo medio delle esportazioni italiane e di quelle francesi, con quest'ultime che raggiungono oltre il doppio del prezzo medio applicato dagli esportatori italiani.

Tale situazione deriva da un mix di caratteristiche secolari e strategie di marketing, ma non deve far pensare ad un gap incolmabile: come accennato in apertura infatti negli ultimi 10 anni l'Italia è il paese che è cresciuto maggiormente per valore di esportazioni ed uno dei mercati che ha dato maggiori soddisfazioni alle aziende vinicole italiane è proprio la Francia2. Se il prestigio delle produzioni francesi appare indiscutibile, è pur vero che alcuni prodotti italiani hanno mostrato una dinamicità ed una capacità di rinnovamento sconosciute ai must d'oltralpe, molto ancorati alla tradizione.

Passando ad analizzare più nel dettaglio le statistiche di commercio estero, è importante considerare una prima divisione tra vino spumante, vino imbottigliato (non spumante) e vino sfuso. Il Grafico 1 mostra l'andamento dell’export italiano trimestrale per queste tre macrocategorie.

Grafico 1: Le esportazioni italiane di vino

Fonte: SIUlisse.it

Da un primo colpo d'occhio emergono immediatamente due fattori:

  • il vino imbottigliato (non spumante) rappresenta, naturalmente, una grossa fetta dell'export italiano, pari a circa il 70% del totale ed un valore annuale di circa 4.1 miliardi di €;
  • negli ultimi due anni, trainate dei successi del Prosecco, le esportazioni italiane di vino spumante hanno sperimentato un vero e proprio boom, che ha portato da valori annuali prossimi ai 550 milioni di euro nel 2015 ad oltre 1.3 miliardi di € nel 2017.

In questo quadro le esportazioni di vino sfuso appaiono marginali ma ancora significative (poco meno di 400 milioni di euro nel 2017), nonostante un trend che vede ridursi sempre più il peso specifico di questa categoria sul totale delle esportazioni italiane.

Tralasciando il vino sfuso, di cui è difficile delineare caratteristiche e peculiarità, l'ultima parte di quest’articolo si concentra sul vino imbottigliato (spumante e non) cercando di riassumere tutte le informazioni che è possibile estrarre dalle statistiche di commercio estero. E' importante sottolineare che quest'ultime, pur molto dettagliate, non riflettono la grande varietà e ricchezza delle produzioni italiane, per cui ci si limiterà qui ad analizzarle senza nessuna pretesa di esaustività. Ad esempio per la produzione di vini DOP solo ad alcune regioni vengono dedicati dei codici doganali3 specifici (Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli, Veneto e Sicilia) mentre le altre produzioni DOP sono raggruppate in un unico codice residuale.
Il Grafico interattivo che segue mostra le esportazioni italiane suddivise per codice doganale:

  • ogni bolla rappresenta uno specifico codice doganale relativo al vino imbottigliato;
  • la grandezza di ciascuna bolla è proporzionale al valore dell'export italiano nel 2017;
  • i colori sono relativi alle varie tipoligie di vino, ovvero rossi, bianchi, spumanti, vini liquorosi (con titolo alcolometrico effettivo > 15% vol.) ed altri vini.

Grafico 2: Le esportazioni italiane di vino imbottigliato

Fonte: SIUlisse.it
Passa il mouse sulle bolle per analizzare le caratteristiche dei vini, oppure cambia la visualizzazione cliccando sui seguenti pulsanti:
La grandezza dei cerchi è proporzionale al valore dell'export dell'Italia

Visualizzando tutti i vini (tramite il pulsante Pulsante Tutti i vini) ci si rende immediatamente conto della grande varietà che caratterizza i codici doganali ed anche delle forti differenze nei relativi valori di export dell'Italia.
Passando alla visualizzazione "Per Categoria", i vini vengono suddivisi tra DOP, IGP, vini da tavola, vini varietali4 e altri vini DOP e IGP, in cui ricadono esclusivamente vini liquorosi. La categoria dei vini DOP appare chiaramente come la più venduta sui mercati esteri, con un valore pari ad oltre il 60% del totale. All'intero di essa è il Prosecco a presentare la performance migliore, con un valore che supera 800 milioni di €. Seguono i vini rossi DOP prodotti in Toscana (522 milioni €), quelli rossi DOP di regioni diverse da Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto e Sicilia (363 milioni €) e i rossi DOP del Veneto. Tra i bianchi DOP, invece, i valori maggiori si riscontrano nel codice che include le regioni non esplicitamente considerate nella classificazione (248 milioni €), seguiti dai bianchi DOP prodotti in Trentino Alto Adige e in Friuli (205 milioni €). I vini IGP costituiscono invece circa il 30% delle esportazioni italiane, seguite dai vini da tavola (6%), da quelli varietali (1.5%) e da altri vini DOP o IGP (1%).

Con la visualizzazione "Per Tipologia" ci si rende immediatamente conto del peso occupato dai vini rossi nelle esportazioni italiane: con un valore di quasi 2.5 miliardi di €, pari al 44% del totale, questa tipologia doppia per valore di export quella dei vini bianchi, che costituisce il 23%. La vera sopresa però sono i vini spumanti, che con un valore di export pari ad oltre 1.3 miliardi nel 2017 hanno superato in valore quelli bianchi di circa 50 milioni €.

1 Quella del 2017 è stata una delle vendemmie più scarse dal dopoguerra ad oggi in Europa, a causa di avverse condizioni climatiche. Coldiretti stima un calo della produzione italiana di circa il -26% rispetto al 2016, mentre la Francia per la prima volta negli ultimi 30 anni è scesa sotto i 40 milioni di ettolitri.

2 Nell'ultimo decennio le esportazioni italiane di vino in Francia sono raddoppiate, passando da circa 84 milioni di € nel 2007 a 170 milioni di € nel 2017 (fonte SIUlisse.it).

3 Con "codice doganale" si fa riferimento ai codici della classificazione Nomenclatura Combinata, in uso nelle statistiche di commercio estero dei 28 paesi UE.

4 Per vini varietali si intendono vini non DOP nè IGP, caratterizzati per essere prodotti da uve di una specifica varietà per almeno l'85%.