Nuove tensioni sulla Lira turca

Recessione tecnica e caduta delle riserve, alla vigilia delle elezioni amministrative

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Dopo la crisi attraversata nel corso del 2018, giunta al culmine a settembre, la Lira turca sembra “stabile” da dicembre: come si nota dal grafico di seguito, la valuta non ha più manifestato crolli, complice il tasso d’interesse di riferimento mantenuto molto alto (24%) da metà settembre.
Ciononostante, la tendenza all’indebolimento rimane: negli ultimi 2 mesi la Lira ha perso più dell’8% del suo valore rispetto al dollaro.

Tasso di cambio Lira turca verso il dollaro

In particolare negli ultimi giorni la Lira è tornata sotto i riflettori per un crollo delle riserve e conseguenti tensioni sulla valuta.
Le riserve internazionali turche hanno subito una significativa riduzione con la crisi valutaria del 2018, per poi recuperare parzialmente quota tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019: il valore di fine febbraio è risultato prossimo ai 78 miliardi di dollari, valore comunque giudicato insufficiente secondo i requisiti fissati dall’IMF.
È nel mese di marzo che si è registrata una nuova caduta: 71 miliardi al 22 marzo, secondo il valore diffuso dalla banca centrale. Un simile crollo, superiore ai 6 miliardi, ha portato con sé inevitabili agitazioni sui mercati e tensioni sulla Lira.

31/03: incognita elezioni

Secondo le dichiarazioni della banca centrale, le recenti fluttuazioni nelle riserve sarebbero guidate da transazioni ordinarie e fattori periodici. Gli osservatori internazionali non sembrano, però, dello stesso parere: secondo questi ultimi, il crollo nelle riserve sarebbe dovuto all’operato della banca centrale che, dietro influenza del governo, sta agendo in modo deciso a sostegno della Lira, anche in vista delle elezioni locali che si terranno questa domenica, e il cui risultato può influenzare le leadership di Erdogan, confermandola o indebolendola.

Economia in rallentamento

Data la situazione economica del paese, il governo turco avrebbe i suoi buoni motivi di temere l’esito delle elezioni. Secondo gli ultimi dati Turkstat, anche a febbraio l’inflazione è rimasta a quota 20% su base annua, dopo il picco del 25% toccato a settembre e ottobre 2018 come conseguenza della crisi valutaria. A ciò si unisce una produzione industriale in rallentamento: l’indice di produzione industriale elaborato dall’istituto statistico centrale del paese evidenzia infatti un crollo nel 2019-Q1(-14% rispetto al trimestre precedente, quasi -10% rispetto al trimestre corrispondente).
Sulla base dei dati sulla crescita economica degli ultimi due trimestri, è inoltre possibile affermare che l’economia turca è entrata in recessione tecnica: il Q3 ed il Q4 del 2018 hanno infatti registrato entrambi una contrazione su base congiunturale, rispettivamente pari al -1.6% per il primo e al -2.4% per il secondo (fonte: OECD).

Corsa al dollaro?

L’outlook sulla Turchia rimane quindi cupo. La popolazione turca è la prima a toccare con mano la situazione, ed a prendere contromisure. Come si nota dal grafico di seguito, dall’estate l’ammontare di depositi in valuta estera detenuti da persone fisiche è cresciuto costantemente, indicando la volontà dei risparmiatori di tutelarsi dal deprezzamento.

Turchia - Depositi in valuta estera persone fisiche, settore bancario
(Gennaio 2017-Marzo 2019)

Depositi valuta estera persone fisiche, settore bancario, turchia
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati Central Bank of the Republic of Turkey.

Il maggiore rischio della corsa al dollaro è però quello di esasperare il deprezzamento della Lira. Fino a quando il governo e la banca centrale non riusciranno a domare l’inflazione e far recuperare fiducia nella Lira, le azioni di contenimento del deprezzamento potrebbero quindi rivelarsi inefficaci.