USA-UE: nuovo fronte della guerra commerciale?

La minaccia di nuove tariffe USA verso prodotti UE vede l’Italia fortemente esposta

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Dopo i dazi su acciaio e alluminio entranti in vigore lo scorso giugno e la minaccia tariffaria verso le importazioni americane di autoveicoli europee, le tensioni tra Washington e Bruxelles sembrano intensificarsi ulteriormente. L’amministrazione Trump ha infatti minacciato di introdurre tariffe su un valore totale di export UE di circa 21 miliardi $, per un totale di oltre 300 codici doganali, a cui l’Europa ha risposto con una contromisura punitiva su 12 miliardi $ di export americano.

Il casus belli: la competizione tra Boeing e Airbus per la leadership mondiale nel settore degli aeromobili

Alla base delle nuove tensioni tra i due fronti, una battaglia legale condotta in sede di WTO da più di 14 anni e che coinvolge la società americana Boeing e quella europea Airbus, entrambi leader nella produzione di aeromobili. Lo scontro giudiziario ha inizio nel 2004 con l’accusa mossa da Washington nei confronti dell’UE e di Regno Unito, Francia, Germania e Spagna di aver fornito sussidi statali alla compagnia Airbus, arrecando un danno economico al competitor americano e violando la fattispecie che vieta gli aiuti di stato vigente nel sistema del WTO.
A questo primo contenzioso nel 2005 si è associato un secondo processo avviato da Bruxelles nei confronti della compagnia Boeing, accusata di aver ricevuto finanziamenti illegittimi dal 1989 al 2006 da vari comparti del governo americano.

Il primo scontro legale ha portato il WTO nel 2010 ad esprimersi parzialmente a favore degli Stati Uniti, dando vita ad un meccanismo di ricorsi di varia natura, fino ad arrivare alla decisione dell’Appellate Body del WTO del maggio 2018 che aveva condannato Bruxelles per non aver cancellato miliardi di sussidi erogati ad Airbus, e che invitava le parti a sottoporsi ad un arbitrato per decidere l’entità delle contromisure spettanti agli Stati Uniti.
Il secondo processo, avviato da Bruxelles, ha avuto come esito nel 2012 il riconoscimento della legittimità del ricorso europeo, e ha imposto agli USA di modificare il regolamento di stato che prevede gli aiuti alla costruttrice statunitense di aeromobili. Tuttavia, in un recente provvedimento del 28 marzo l’Appellate Body del WTO ha riconosciuto incompleto il meccanismo di rimozione totale dei sussidi a favore del comparto, attestando la persistenza di sussidi illegittimi. In forza di quest’ultima sentenza, all’Unione europea è stato riconosciuto il diritto di imporre dazi compensativi dell’illecito sulle importazioni dagli Usa.

Le ritorsioni tariffarie

È proprio da queste due sentenze emesse della stessa organizzazione, una a favore di Boeing e l'altra, più recente, a favore di Airbus, che scaturisce il nuovo vis-à-vis transatlantico.
L’intricata vicenda giudiziaria ha infatti dato origine all’offensiva tariffaria americana e alla controffensiva europea; entrambe le azioni, infatti, hanno la pretesa di compensare le mancate vendite e i danni correlati agli illeciti subiti su entrambi i fronti.

La lista preliminare di prodotti che l’amministrazione americana vorrebbe colpire riguarda principalmente le esportazioni europee agroalimentari di vino, olio e formaggi, l’export del comparto sistema moda di pelletteria e abbigliamento, i metalli preziosi, le macchine movimento terra, gli oli essenziali ed inoltre l’export di aeromobili e componentistica aerospaziale provenienti da Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Si veda il grafico qui riportato.

I prodotti oggetto del provvedimento tariffario americano (mld $)
Istogramma prodotti oggetto del provvedimento tariffario americano
Fonte: ExportPlanning.com

Confrontando il peso delle esportazioni italiane verso quelle degli altri paesi UE, emerge un elevato onere dell’Italia nei settori della pelletteria e dell’abbigliamento esterno; nelle importazioni USA dei codici prodotti su cui grava la minaccia di un aumento delle tariffe, il peso delle esportazioni italiane supera il 60%.
La seconda categoria di prodotti colpiti è rappresentata dall’export di olio e vino: all’interno di questi due prodotti, le esportazioni italiane dei prodotti minacciati dalle tariffe rappresentano, rispettivamente, il 48% e il il 30% delle esportazioni UE verso gli USA. Negli altri settori, l’onere per l’Italia è limitato. Inoltre, il Belpaese risulta completamente esente dalle tariffe imposte sull’export di aeromobili e componentistica aerospaziale, da applicare in via esclusiva a Regno Unito, Francia, Germania e Spagna.

Peso delle esportazioni italiane e altri paesi UE nei codici soggetti a possibili tariffe
Istogramma del peso delle esportazioni italiane e altri paesi UE dei codici oggetto di tariffe
Fonte: ExportPlanning.com

La scelta dell’amministrazione americana dei codici prodotto da colpire con tariffe impone un onere all’Italia maggiore di quello imposto agli altri paesi UE nei comparti del sistema moda e dell’agroalimentare, che rappresentano un punto di forza delle esportazioni del Belpaese sul mercato americano.
Inoltre, il pericolo più significativo è che la cd. “faida dei cieli” alimenti le tensioni commerciali transatlantiche proprio durante la fase iniziale dei negoziati tra Stati Uniti e Unione Europea, che hanno la funzione di scongiurare i dazi americani sulle automobili e la componentistica auto made in UE.
I dazi minacciati sul comparto automotive, infatti, a differenza dell’azione tariffaria appena descritta, si collocano al di fuori del mandato del WTO e potrebbero prospettare una guerra commerciale del tutto fuori controllo dalle regole che la comunità internazionale si è data negli ultimi 20 anni. Il timore è infatti che gli Usa, dopo aver raggiunto un accordo con la Cina, possano mantenere un fronte serrato nei confronti dell’Europa spostando il baricentro del conflitto commerciale verso il Vecchio Continente.


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