Politica monetaria: Norvegia in controtendenza

Il maggiore esportatore europeo di petrolio si avvia verso la normalizzazione dei tassi.

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Nella giornata di ieri la Norges Bank, banca centrale norvegese, ha rilasciato indicazioni in merito alla direzione della sua politica monetaria nei prossimi mesi. Benché il tasso d’interesse di riferimento venga attualmente lasciato inalterato, le intenzioni espresse sono quelle di un probabile rialzo a giugno. L’istituto centrale norvegese sta quindi seguendo un cammino diverso rispetto a quello delle maggiori banche centrali, quali Federal Reserve, BCE e Bank of Japan. Tra queste:

  • la prima ha rallentato la normalizzazione della politica monetaria: dopo aver rialzato i fed funds rates 4 volte nel corso del 2018, arrivando ad un target range del 2.25-2.5%, ora è in modalità wait and see;
  • la seconda sta ancora mantenendo i tassi attorno allo 0 e, benché a fine 2018 il QE sia terminato, sta continuando a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Tale linea sarà portata avanti “finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”;
  • la terza presenta a sua volta tassi azzerati, e la sua policy stance è quella di “continuare persistentemente con un siginificativo monetary easing”.

Anche la vicina Svezia permane su tassi d’interesse negativi. La Norges Bank, al contrario, ha rialzato i tassi a settembre 2018 per la prima volta in 7 anni, e li ha alzati ulteriormente lo scorso marzo portandoli all’1%. Ciò, unito alle attese di un ulteriore rialzo a giugno, induce a ritenere come sia in corso una graduale normalizzazione, date le buone condizioni dell’economia norvegese: secondo le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della banca centrale Olsen, il paese sta utilizzando appieno la sua capacità produttiva e l’inflazione ha superato il target del 2%.

Petrolio e ripresa economica

Secondo Olsen, le attuali condizioni dell’economia norvegese sono frutto di una crescita solida che ha avuto luogo in particolare dall’autunno del 2016, sostenuta da un outlook positivo dell’economia globale, bassi tassi d’interesse e prezzi del petrolio in rialzo dopo la caduta del 2014. La Norvegia, infatti, è un grande esportatore di petrolio (il primo in Europa, l’undicesimo a livello mondiale), quindi le dinamiche economiche e valutarie sono strettamente legate all’andamento del suo prezzo.

Come si nota dal grafico di seguito, tratto da PricePedia, il prezzo del petrolio ha subito un crollo nel 2014, per poi riprendersi a partire dal 2016. Dal 2016 ad oggi, il prezzo del greggio è quasi raddoppiato.

prezzo petrolio 2014-2019

Allo stesso modo il cambio effettivo della Corona ha subito un crollo nel corso del 2014, per poi riprendersi dal 2016 e infine stabilizzarsi, dal 2017, attorno ad un livello significativamente inferiore rispetto a quello medio osservato nel primo decennio degli anni 2000.

tasso di cambio effettivo corona norvegese

Rispetto al passato, la Corona risulta quindi relativamente debole dal 2014, nonostante la ripresa dei prezzi del petrolio. Il presidente della banca centrale norvegese ha sottolineato come una Corona debole sia stata di aiuto alle esportazioni in questi anni, ma al tempo stesso abbia causato un aumento nei prezzi dei beni importati, alimentando l’inflazione.
Guardando alle dinamiche più recenti, l’indebolimento della Corona che si nota da ottobre 2018 è di fatto coinciso con una nuova riduzione nei prezzi del petrolio, nonché con il clima di incertezza generalizzata sui mercati finanziari. Se quindi l’outlook dei rischi per l’economia norvegese è relativamente limitato dal punto di vista interno, dal punto di vista internazionale si riflettono inevitabilmente le tensioni commerciali e politiche che hanno caratterizzato lo scenario globale negli ultimi mesi, guerra commerciale e Brexit primi fra tutti.