USA-CINA: la saga della guerra commerciale

L’ultima escalation tariffaria, manifestazione di potere negoziale o di nuove regole di politica commerciale?

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La scontro commerciale che contrappone Washington a Pechino sembra esser precipitato nuovamente in una escalation tariffaria, cogliendo di sorpresa mercati e operatori economici, ormai fiduciosi in un imminente accordo. Sebbene fino a poco di più di una settimana fa l’accordo commerciale tra USA e Cina sembrava infatti essere vicino ad una conclusione, allo scoccare della mezzanotte americana di venerdì 10 maggio l’amministrazione Trump ha aumentato le tariffe dal 10% al 25% sui 200 miliardi $ di beni cinesi colpiti dal provvedimento dello scorso settembre (per un approfondimento si veda l'articolo Usa-Cina: la seconda battaglia tariffaria).
Inoltre, il governo americano ha deciso di aprire un’istruttoria per poter introdurre ulteriori tariffe del 25% sui rimanenti 300 miliardi $ di beni di importazione cinese non ancora oggetto di provvedimenti.
La risposta ritorsiva di Pechino non si è fatta attendere: il governo cinese ha infatti annunciato l’aumento delle tariffe doganali su 60 miliardi $ di beni americani già precedentemente colpiti, che scatterà a partire dal 1 giugno.
Il pugno di ferro del fronte americano sembra ricondursi ad un tentativo di voler aumentare il proprio potere contrattuale al tavolo delle negoziazioni con il concorrente cinese, al fine di introdurre restrizioni in materia di sussidi di stato per l’industria, norme di protezione della proprietà intellettuale e fattori di apertura del mercato cinese alle imprese americane.

In virtù della forte discrepanza esistente nei flussi commerciali tra le due economie, infatti, il margine di leva tariffaria detenuto dai due Paesi è significativamente differente. Se infatti l’amministrazione americana può contare su 300 miliardi di $ di beni di esportazione cinese come strumento di ulteriori minacce, quella cinese ha quasi esaurito il paniere di beni americani su cui poter applicare la minaccia dei dazi. Tale evidenza potrebbe rappresentare un buono strumento per esercitare pressione su Pechino, favorendo le rivendicazioni americane nelle negoziazione dell’accordo commerciale.

Il rallentamento dei flussi commerciali tra USA e Cina

La guerra commerciale penalizza però entrambi i paesi coinvolti. Nel primo trimestre 2019, a fronte di una crescita media dell’import totale americano pari al 1%, le importazioni USA dalla Cina hanno subito una contrazione del 7.3%, rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno. Parallelamente, per lo stesso periodo, le esportazioni americane verso la Cina hanno subito una caduta pari al -20%.

Un’analisi puntuale dei prodotti di importazioni dalla Cina maggiormente colpiti dalle tariffe rivela infatti che le importazioni americane nel semestre ottobre 2018 - marzo 2019 si sono fortemente contratte in termini tendenziali, a seguito del secondo provvedimento tariffario indirizzato verso 200 miliardi $ di beni di importazione.
Il grafico riportato permette di comparare i tassi di variazione registrati da tali prodotti.

Prodotti cinesi oggetto del provvedimento tariffario USA
Fonte: ExportPlanning.com

La contrazione dei beni di importazione cinese risulta drastica e particolarmente evidente nel caso della componentistica per computer e delle apparecchiature per le comunicazioni, che si sono ridotte rispettivamente del 46% e del 30%.

In generale, l’azione tariffaria si è rivelata efficace nel ridurre i flussi commerciali tra le due economie, tuttavia entrambe le parti hanno sperimentato danni economici, come raccontato nell’articolo Guerra dei dazi: i primi effetti sui flussi commerciali USA-Cina, tuttavia le future pressioni minacciate dall’amministrazione Trump potrebbero vedere la Cina più esposta, data la mole di esportazioni verso il partner americano. La saga della guerra commerciale USA-Cina sta ponendo numerosi interrogativi agli operatori economici, in particolare riguardo la natura delle tariffe introdotte: mero strumento punitivo per aumentare il potere contrattuale americano o una ridefinizione delle regole del gioco nella politica commerciale mondiale?


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