Continuano a crescere le importazioni UE

La dinamica delle importazioni UE segnala che siamo lontani da una situazione di recessione

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Grafico Scatter Ball

Nei giorni scorsi è stato pubblicato l’aggiornamento del datamart Congiuntura paesi UE, con una prestima1 dei dati relativi al secondo trimestre 2019. La disponibilità di questi dati consente un’analisi congiunturale al primo semestre 2019 dell’evoluzione delle importazioni complessive UE e dei singoli 28 paesi.

Contrariamente a quanto temuto, anche nei mesi più recenti le importazioni UE hanno registrato un tasso di crescita tendenziale superiore al 4% (si veda il grafico che segue). Pur rappresentando un significativo rallentamento rispetto alla crescita prossima al 6% della media del biennio 2017-2018, questa dinamica allontana l'ipotesi di uno scenario a breve di recessione dell’Europa.

Fonte: dati ExportPlanning.


Non tutti i paesi dell’UE godono del medesimo grado di salute. Al fine di evidenziare il ruolo giocato dai diversi paesi dell’UE in questa fase ciclica dei flussi di commercio estero, nella mappa che segue abbiamo posizionato i diversi paesi sulla base di due dimensioni:

  • tasso di variazione registrato nel 2018;
  • tasso di variazione registrato nel primo semestre 2019.

Questa mappa consente di evidenziare la diversa dinamica dei vari paesi, distinguendo i paesi le cui importazioni hanno accusato un significativo rallentamento da quelli che stanno registrando ancora una crescita sostenuta, se non in accelerazione.

Fonte: dati ExportPlanning.
E’ possibile aprire una tabella con i dati del paese posizionandosi sopra il paese con il mouse.


Per modalità di costruzione della mappa, l’area in basso a destra contiene i paesi le cui importazioni stanno rallentando. Quest’area comprende alcuni paesi importanti in termini del livello di importazioni: Italia, Belgio e Spagna, oltre ad alcuni paesi con importazioni più limitate, quali Svezia, Danimarca e Finlandia. Il rallentamento più marcato è subito dalle importazioni dell’Irlanda e di Cipro che passano da tassi di crescita a due cifre del 2018 ad una caduta nel primo semestre di quest’anno.

Nell’area opposta, in alto a sinistra, sono posizionati i paesi che stanno registrando una accelerazione delle importazioni. Tra questi, dominano la Francia e il Regno Unito, che nel primo semestre di quest’anno hanno visto le proprie importazioni aumentare ad un tasso prossimo al 6%

L’area di crisi (in basso a sinistra) è vuota a conferma che negli ultimi 12 mesi nessun paese UE ha accusato particolari difficoltà.

Viceversa è affollata l’area di sviluppo (in alto a destra) dove sono presenti molti paesi che hanno registrato tassi di crescita delle importazioni superiori al 6% sia nel 2018 che nella prima metà del 2019. Tra questi spiccano l’Olanda e la Polonia, ma soprattutto molti dei piccoli paesi emergenti dell’UE: Croazia e Slovenia, le repubbliche baltiche (con l’Estonia un po’ arretrata) e i paesi del centro Europa: Ungheria, Slovacchia e Romania. Da segnalare la presenza in questa area della Grecia che continua il recupero dopo le difficoltà della prima metà di questo decennio e il Portogallo che dall'inizio del 2017 sta aumentanto le proprie importazioni a tassi prossimi al 10%.

La Germania è posizionata al centro della mappa, segnalando una prosecuzione nel 2019 della modesta crescita delle sue importazioni del 2018

Conclusioni

I dati delle importazioni UE del primo semestre 2019 consegnano una fotografia dell’economia europea sicuramente in rallentamento rispetto alla forte crescita del 2017 e prima parte 2018, ma lontana dalla temuta recessione.
(1) I dati attualmente disponibili delle importazioni dichiarate dai paesi UE, arrivano, per i flussi extra-UE a maggio 2019; quelli intra-UE arivano ad aprile. Il primo semestre 2019 è stato calcolati utilizzando per i mesi mancati le informazioni ricavate da modelli di nowcasting. Per ritardi limitati a uno o due mesi, questi modelli hanno un buona capacità di previsione.