Il paradiso del Baht

Elevate entrate turistiche e una politica monetaria prudente hanno reso il Baht una valuta rifugio.

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Anche questa settimana il Baht thailandese è risultato una tra le valute più richieste sui mercati valutari. La sua quotazione verso il dollaro si è mantenuta sotto il livello di 31 baht per dollaro. Se si considera che all’inizio dell'anno erano necessari quasi 33 baht per acquistare un dollaro e che il dollaro non è mai risultato tanto apprezzato come in questo periodo, è evidente la forza del Bath.

tasso di cambio del Baht

Cosa sostiene il Baht

La forza del Baht è legata ad un strutturale ed elevato saldo commerciale. Nella media degli ultimi 5 anni esso è stato quasi del 10% del PIL. Questo ha consentito alla Thailandia di aumentare le proprie riserve valutarie oltre i 200 miliardi di dollari, raggiungendo la terza posizione (dopo Svizzera e Singapore) tra i paesi con il più alto rapporto Riserve/PIL. Riserve elevate, un saldo commerciale strutturalmente positivo e un tasso di inflazione prossimo allo zero, rendono praticamente nullo il rischio di cambio del baht verso il dollaro. In questo contesto, un rendimento delle obbligazioni a medio lungo termine prossimo a quello delle obbligazioni americane, porta a considerare gli investimenti in titoli in baht un ottimo strumento di diversificazione rispetto agli investimenti in titoli in dollari.

L'economia thailandese soffre la forza del Baht

L’apprezzamento del Baht sta tuttavia portando non pochi problemi all’economia thailandese. Nel primo semestre 2019 le esportazioni di merci a prezzi costanti hanno registrato una sostanziale stabilità rispetto al corrispondente periodo del 2018 e una flessione del 2% in dollari.
Anche il turismo, fonte fondamentale di valuta estera, sembra accusare la forza del Baht. Gli operatori del settore sono preoccupati per il calo dei turisti cinesi. Tre fattori sono alla base di questo calo:

  1. il grave incidente avvenuto l’anno scorso su un battello al largo del “paradiso” di Pucket, dove morirono 47 persone;
  2. il rallentamento e le preoccupazioni per l’economia cinese;
  3. l’apprezzamento del Baht.

La minor crescita mondiale, la perdita di competitività, i minori flussi turistici e investimenti in rallentamento hanno portato la Bank of Thailand (BOT) ha rivedere al ribasso le stime di crescita del PIL per il 2019 (2.8%), con un forte rallentamento rispetto all’anno scorso.
Sta crescendo le preoccupazioni dei politici per la forza del Baht con la relativa richieste alla BOT di una politica monetaria più accomodante. La posizione della banca è di estrema prudenza. Più volte il governatore, Veerathai Santiprabhob, ha sottolineato la necessità di essere cauti ed essere preparati in ogni momento alla volatilità del tasso di cambio. E’ evidente che, anche dopo 20 anni, la drammatica crisi del bath di luglio 1997, epicentro della crisi valutaria asiatica, pesa ancora nei comportamenti della banca centrale.
Tuttavia, la BOT ha tagliato il tasso ufficiale di 25 punti basi, portandolo a 1.50%, nel corso della riunione del 7 agosto 2019, per la prima volta dal 2015, sorprendendo i mercati. Questo riduzione è stata praticamente imposta dall’equivalente taglio dei tassi americani, avvenuto la settimana precedente.
Il rallentamento dell’economia pone una sfida all’attuale governo “civile” insediatosi a giugno. Dalle contestate elezioni delle primavera di quest’anno è risultato confermato primo ministro Prayut Chan-o-cha, capo della giunta militare che aveva preso il potere con un colpo di stato nel 2014. Sono molti a sostenere che il percorso economico che deve intraprendere la Thailandia per trasformarsi da tigre asiatica a basso costo del lavoro a paese completamente sviluppato richiede una leadership diversa da quella che può esprimere una giunta militare.