Rallentamento dell’Eurozona: i segnali dai flussi commerciali

L’economia europea risulta fortemente penalizzata dalla stagnazione tedesca

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La disponibilità dei dati aggiornati al terzo trimestre 2019 dei flussi commerciali europei permette di mappare il rallentamento economico che sta interessando in particolar modo l’Eurozona attraverso la lettura dei dati di commercio internazionale.
Sulla base delle informazioni disponibili nella banca dati ExportPlanning Congiuntura UE, che raccoglie i dati di commercio estero europei su base trimestrale, i flussi commerciali UE hanno segnalato una timida crescita nel terzo trimestre dell'anno. In particolare, le importazioni sono cresciute ad un tasso dell’1% in euro rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, mentre le esportazioni hanno chiuso il trimestre con una crescita pari all'1.6%.
Il risultato evidenzia una significativa riduzione dell’intensità di crescita dei flussi commerciali europei, decelerazione particolarmente visibile negli ultimi due trimestri del 2019, come mostra il grafico che segue.

Tassi di crescita tendenziali flussi import/export Ue
Fonte: ExportPlanning

A pesare sulla decelerazione visibile negli ultimi due trimestri è stata in particolar modo la performance registrata dai flussi di scambio interni ai Paesi Membri, i quali hanno segnalato una crescita sostanzialmente nulla nel secondo trimestre. I flussi di scambio extra-UE, al contrario, nei primi sei mesi del 2019 si sono mantenuti su una dinamica di crescita più elevata, per poi allinearsi ai tassi di crescita registrati dai flussi di scambio intra-UE nel corso del terzo trimestre.

Tassi di crescita tendenziali flussi intra-Ue Tassi di crescita tendenziali flussi extra-Ue
Fonte: ExportPlanning

Per un’economia aperta come quella dell’Eurozona, il rallentamento accusato dai flussi commerciali europei sono perciò un indicatore consistente delle difficoltà europee, penalizzata sicuramente da una congiuntura economica internazionale non favorevole, ma rallentata soprattutto a causa di dinamiche interne, come il rallentamento dell'economia tedesca e l'intensificazione dell'incertezza Brexit nel corso del 2019.
La netta decelerazione delle importazioni europee sostiene, infatti, l’ipotesi di difficoltà dell’industria europea, sulla quale pesa in modo sostanziale il rallentamento della Germania: nel terzo trimestre 2019 le importazioni del Paese hanno segnalato una contrazione del -1.6%.

Per poter comprendere quali settori sono risultati maggiormente interessati dal rallentamento, il grafico che segue riporta le importazioni europee divise per industry di appartenenza. La rappresentazione riporta in ascissa la variazione registrata nel terzo trimestre 2018, mentre in ordinata la variazione segnalata nel corrispondente periodo del 2019. In questo modo è possibile individuare nell’area del grafico in basso a destra i settori che in misura maggiore hanno subito una decelerazione.

Fonte: dati ExportPlanning.

Sulla base di quanto riportato dal grafico proposto, risultano evidenti due principali considerazioni:

  • in primo luogo, il rallentamento delle importazioni UE sembra essere un rallentamento generalizzato, che sta interessando sia beni destinati al consumo che beni destinati all'industria;
  • in secondo luogo, la decelerazione più significativa viene sperimentata dalla domanda europea di beni intermedi e di investimento, oltre che dalle materie prime. Il risultato è il segnale della difficoltà attualmente sperimentate dalla manifattura europea e della scarsa fiducia degli operatori economici, che sembrano ritardare le decisioni di investimento.

Sebbene il rallentamento dell'Eurozona non sembra aver carattere esclusivamente congiunturale,l'annuncio di un nuovo accordo Brexit e la possibile tregua commerciale (seppur parziale) annunciata dal presidente Trump potrebbero migliorare le aspettative degli investitori e far ripartire il ciclo di investimenti. I prossimi mesi saranno quindi cruciali per poter comprendere l'intensità e la potenziale durata del rallentamento dell'economia UE.