B-READY 2025: La nuova bussola della Banca Mondiale per lo sviluppo economico
Pubblicato da Veronica Campostrini. 25 Marzo 2026.
Analisi Macro Mercati esteri Politica economica Banche centrali Analisi Mercati EsteriCon la pubblicazione del rapporto Business Ready 2025, la Banca Mondiale introduce il nuovo indice B-READY (Business Ready), destinato a sostituire definitivamente il precedente Doing Business, sospeso nel 2021. Questa edizione rappresenta la fase intermedia di un rollout triennale: dopo aver analizzato 50 economie nel 2024, il rapporto attuale estende la copertura a 101 economie, con l’obiettivo di raggiungere oltre 160 nazioni entro la fine del 2026.
Dal Doing Business al B-READY: La prospettiva dell’occupazione
Il passaggio non è solo metodologico ma strategico. Mentre il vecchio indice si concentrava sulla facilità burocratica per le singole imprese, il B-READY 2025 adotta una "Jobs Perspective", valutando se le economie siano realmente pronte a generare più e migliori posti di lavoro. Il nuovo framework supera l’approccio puramente normativo (de jure), integrando l’esperienza concreta delle imprese (de facto) e l’efficacia dei servizi pubblici.
La struttura dell’indice: tre pilastri e dieci aree
Il nuovo indice B-READY della Banca Mondiale valuta il ciclo di vita dell’impresa attraverso tre pilastri fondamentali, che insieme offrono una visione più completa e realistica dell’ambiente imprenditoriale.
- Regulatory Framework (Pillar I): Regole e leggi formali.
Il primo pilastro analizza l’insieme di regole e leggi formali che disciplinano l’attività economica. In questo ambito si misura la qualità del quadro normativo, la chiarezza delle disposizioni e la loro coerenza. Tra i Paesi analizzati, la Repubblica Ceca guida la classifica con un punteggio di 80.7, evidenziando un sistema regolatorio solido e ben strutturato; - Public Services (Pillar II): Istituzioni e infrastrutture che supportano la conformità.
Il secondo pilastro si concentra sul ruolo delle istituzioni e delle infrastrutture pubbliche nel supportare le imprese. Non basta infatti avere buone regole: è essenziale che esistano servizi efficienti che ne consentano l’applicazione. Questo include, ad esempio, la qualità della pubblica amministrazione, i servizi digitali e il funzionamento dei sistemi giudiziari. In questa dimensione, emerge la Corea del Sud come primo paese al mondo, con un punteggio di 80.2, grazie a un’elevata efficienza amministrativa e a un forte livello di digitalizzazione; - Operational Efficiency (Pillar III): La facilità effettiva di operare nel quotidiano.
Il terzo pilastro misura la facilità concreta con cui un’impresa opera nella quotidianità. Qui l’attenzione si sposta sull’esperienza reale delle aziende: tempi effettivi, costi operativi, prevedibilità e durata dei processi e assenza di ostacoli burocratici. In questo caso, Singapore si conferma l’economia più performante, con 79.3 punti, grazie a un contesto altamente efficiente e orientato al business.
La valutazione dell’intero ciclo di vita dell’impresa si articola inoltre in 10 aree tematiche, che coprono tutte le fasi dell’attività imprenditoriale: dalla creazione dell’impresa, all’accesso ai servizi essenziali, fino alla gestione operativa e alla chiusura. Questo approccio consente di cogliere in modo sistemico le diverse dimensioni che influenzano il funzionamento delle imprese.
Fig.1 – Aree tematiche B-READY: il ciclo di vita dell’impresa
Fonte: B-READY project
Nel complesso, questa nuova architettura rappresenta un avanzamento significativo rispetto al Doing Business. A differenza del passato, infatti, la misurazione non si limita a singoli momenti o ad aspetti normativi isolati, ma si concentra sull’intero ciclo di vita dell’impresa, con una maggiore attenzione alla dimensione operativa concreta e all’effettiva qualità dell’ambiente economico.
I primi risultati: un mondo “business ready” solo al 60%
Il dato centrale del rapporto 2025 conferma che le economie analizzate sono, in media, "business ready" solo al 60%.
Esistono inoltre divari significativi tra la teoria normativa e la pratica operativa. In media, il punteggio per il pilastro normativo è di 66.3, mentre l'efficienza operativa scende a 60.0 e i servizi pubblici a soli 54.0 punti.
Fig.2 – Aree tematiche B-READY: distribuzione e punteggi medi*
Fonte: B-READY project
*Nota: La figura mostra la distribuzione dei punteggi per 101 economie su ciascun tema, con punteggi che vanno da 0 a 100. Ogni tema è rappresentato da un colore pieno, consentendo un facile confronto tra i temi. All’interno di ciascun riquadro, il punteggio più basso appare a sinistra e quello più alto a destra. L’area ombreggiata in grigio indica il divario tra il punteggio di ciascuna economia e il punteggio massimo possibile, evidenziando il potenziale di miglioramento. La linea colorata mostra la posizione della media all’interno della distribuzione.Questo dato suggerisce ampi margini di miglioramento globali e conferma che i progressi normativi devono essere implementati e che esistono ancora forti inefficienze strutturali.
I "Gap" critici: servizi pubblici ed efficienza
Il rapporto evidenzia due colli di bottiglia principali:
- Public Services Gap: esiste un divario di circa 12 punti tra la qualità delle leggi e i servizi offerti dallo Stato per attuarle. Questo divario è quasi tre volte più ampio nelle economie con una forza lavoro giovane rispetto a quelle mature.
Fig.3 – Pubblic Services Gap
Fonte: B-READY project
- Efficiency Gap: anche in presenza di buone regole, le imprese affrontano costi e tempi eccessivi (efficienza operativa media di ~60 contro un quadro normativo di ~66), segno che la burocrazia resta un ostacolo tangibile alla crescita.
Fig.4 – Efficiency Gap
Fonte: B-READY project
Demografia e vulnerabilità: La sfida dei giovani
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda la demografia. Il rapporto definisce come "Young workforce economies" i paesi dove oltre il 31% della popolazione ha meno di 15 anni.
Il rapporto evidenzia che, paradossalmente, proprio i paesi che hanno più bisogno di creare lavoro per le nuove generazioni sono le meno “business ready”: queste economie ottengono un punteggio di prontezza medio di soli 49 punti, contro i 69 delle economie mature.
Questo potrebbe creare un rischio macroeconomico legato alla forte pressione sul mercato del lavoro ed all’insufficiente capacità del settore privato di assorbire nuova forza lavoro.
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Differenze tra Paesi e livelli di reddito
Il report evidenzia, inoltre, una chiara correlazione tra il livello di reddito e la qualità dell’ambiente imprenditoriale.
In particolare, le economie ad alto reddito dominano i punteggi più alti e mostrano maggiore coerenza tra pilastri. Al contrario, le economie a basso reddito presentano performance più deboli e soffrono soprattutto nei servizi pubblici e nell’efficienza.
Tuttavia, emergono eccezioni, alcuni esempi sono Georgia, Rwanda e Uzbekistan, segnalando che riforme mirate possono produrre risultati anche in contesti meno sviluppati.
Fig.5 – Le economie ad alto reddito hanno un miglior “business environment”
Fonte: B-READY project
Implicazioni di policy e conclusioni
Per migliorare la "business readiness", la Banca Mondiale suggerisce di puntare sulla digitalizzazione dei servizi, sulla trasparenza e sul rafforzamento delle istituzioni. Il messaggio principale del 2025 è chiaro: non bastano riforme "sulla carta". La vera sfida per sostenere lo sviluppo e l'occupazione risiede nella capacità degli Stati di tradurre le norme in servizi efficienti e accessibili, riducendo l'incertezza per il settore privato.
In conclusione, il nuovo indice B-READY della Banca Mondiale nasce con l’obiettivo di offrire una valutazione più accurata, credibile e utile del contesto imprenditoriale globale. Non si limita a classificare i Paesi, ma mira a diventare uno strumento di supporto per le politiche pubbliche, aiutando i governi a individuare criticità concrete e aree di miglioramento lungo l’intero ciclo di vita dell’impresa.
Tra gli obiettivi principali vi sono: migliorare la qualità della regolazione, rafforzare l’efficacia dei servizi pubblici, promuovere la trasparenza e la prevedibilità del contesto normativo, e sostenere la digitalizzazione e la sostenibilità dei sistemi economici.
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