Economia messicana in stallo

Le sfide del 2020 per il presidente López Obrador

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Anche questa settimana, il nostro consueto focus sui tassi di cambio rimane in America Latina. Dopo aver trattato il caso del Cile che, così come la Colombia, si sta affacciando al nuovo anno all’insegna delle proteste popolari, ci focalizziamo oggi sul Messico, che sta attualmente attraversando una fase di stagnazione economica.
Come si nota dal grafico che segue, il PIL del paese ha registrato una crescita anemica nell’anno appena concluso: nei primi due trimestri, la variazione del PIL si è mantenuta poco al di sopra dello 0, mentre nel terzo trimestre si è verificata una contrazione dello 0.4% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Messico - Tasso di crescita del PIL (2017Q1-2019Q3)
Destagionalizzato, su base annua

QUARTERLY GDP MEXICO
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati INEGI.

Di pari passo l’inflazione ha registrato una dinamica di rallentamento dalla primavera di quest’anno, e a novembre è scesa al di sotto del target del 3% fissato dalla banca centrale. Il valore registrato a dicembre è stato pari al 2.83%, il più basso dall’agosto del 2016.

La reazione della banca centrale

Di tutta risposta, il Banco de Mexico ha cominciato, dall’agosto del 2019, un cosiddetto easing cycle, riducendo progressivamente il tasso d’interesse di riferimento. Dall’8.25% di luglio si è arrivati, a dicembre, al 7.25%.
Nell’azione della banca centrale, due elementi risultano di particolare interesse:

  • I tagli nel tasso d’interesse di riferimento sono stati progressivi per non correre il rischio di un indebolimento del peso. È quindi possibile che, qualora la politica monetaria volta a stimolare l’economia generi l’effetto collaterale di un indebolimento della valuta, tale ciclo espansivo verrà messo in pausa.
  • Con l’ultimo taglio dei tassi portato avanti a dicembre, si nota un cambiamento di strategia nell’operato del Banco de Mexico, all’insegna di un possibile decoupling dalla politica monetaria USA. Infatti, come si nota dal grafico, negli ultimi 2 anni Banxico ha cercato di mantenere un differenziale costante rispetto ai tassi USA, per evitare eccessive pressioni sul peso. Nella riunione di politica monetaria di dicembre, invece, mentre la FED ha lasciato inalterato il tasso di riferimento, Banxico ha proceduto ad una riduzione, nel tentativo di sostenere l’economia interna.

Tasso d’interesse politica monetaria: USA e Messico

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati ExportPlanning.

La dinamica del peso

In questo contesto di rallentamento, il peso messicano si è mantenuto relativamente stabile: nel corso dell’anno appena concluso, la valuta si è mossa tra i 19 e i 20 pesos per dollaro. In particolare, dopo una fase di maggiore stabilità nella prima metà dell’anno, il peso si è deprezzato nel corso di agosto, per poi recuperare terreno nei mesi successivi.

tasso di cambio verso il dollaro peso messicano

Focalizzandoci sull’ultimo mese si nota come, dall’inizio di dicembre ad oggi, il peso si sia rafforzato di più del 4% rispetto al dollaro, aiutato da un biglietto verde in lieve indebolimento (-1.6% in termini effettivi da inizio dicembre), ma anche dall’ottimismo per il nuovo accordo raggiunto a dicembre da USA, Canada e Messico sull’USMCA.
L’accordo di libero scambio USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement), firmato già lo scorso anno per sostituire il NAFTA, era stato infatti soggetto a critiche da parte dei Democratici, soprattutto in merito a temi ambientali e relativi ai diritti dei lavoratori. L’esito delle negoziazioni ha portato ad un trattato “rivisto”, firmato lo scorso 10 dicembre. Questo evento, che ha simboleggiato la fine dell’incertezza relativa ai rapporti col più importante partner commerciale del Messico, ha costituito motivo di rafforzamento per il peso; ciononostante, come dichiarato dallo stesso Banco de Mexico, la sola ratifica dell’USMCA non basterà a far ripartire la fiducia e di conseguenza gli investimenti in Messico. Per il presidente López Obrador, la necessità di affrontare le cause domestiche di incertezza rimane quindi primaria.

Un elemento che, secondo gli analisti, potrà influire sulla dinamica del peso nei prossimi mesi è la retorica pre-elettorale del presidente americano Trump. Come la storia insegna, in fase di campagna elettorale il presidente uscente potrebbe tornare ad attaccare il Messico, soprattutto sui temi del commercio e dell’immigrazione clandestina, tensione che potrebbe inevitabilmente ripercuotersi sui mercati e penalizzare la valuta.