L’incertezza regna sovrana

Brexit e guerra commerciale USA-Cina hanno generato un clima di incertezza economica senza precedenti, che potrebbe però velocemente svanire.

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La crescita dell’economia mondiale sta vistosamente rallentando

La misura più evidente e più aggiornata del rallentamento in atto nell'economia mondiale sono gli indici PMI1. Il grafico che segue riporta l’indice PMI per gli Stati Uniti, per i paesi dell’area euro e per la Cina. Tutte e tre gli indici risultano da alcuni mesi significativamente in calo. In particolare gli indici relativi all’area euro e alla Cina sono scesi sotto la soglia di 50, segnalando che gli approvvigionatori intervistanti hanno giudicato, per la prima volta dalla fine del 2015, in riduzione i livelli di attività delle loro imprese.

Indice PMI

Il rallentamento in atto è per molti aspetti anomalo. Esso, infatti, non è frutto di specifiche crisi finanziarie o economiche, come è stato, ad esempio, il rallentamento della seconda parte del 2015 – prima parte 2016. Il rallentamento di allora rifletteva, infatti, la crisi economica di alcuni paesi emergenti (Brasile e Russia, in primis) e le turbolenze finanziarie in Cina, segnalate dai forti crolli della borsa di Shanghai nell’estate del 2015 e all’inizio 2016.

Un generalizzato clima di incertezza alla base del rallentamento in atto

La situazione attuale è significativamente diversa e riflette principalmente il forte aumento del clima di incertezza sulle politiche economiche dei diversi paesi. Un indice che consente di misurare questi fatti è l’Economic Policy Uncertainty (EPU) Index sviluppato dalla collaborazione di tre docenti americani (Scott R. Baker, Nicholas Bloom, and Steven J. Davis.).
Il grafico che segue riporta i livelli dell’indice (100= media degli anni precedenti al 2011) dalla fine del secolo scorso a gennaio 2019.

Economic Policy Uncertainty

Non vi è dubbio che i mesi più recenti hanno visto una impennata di questo indice, che ha raggiunto il suo valore massimo a novembre 2018.
L’indice EPU è il risultato della composizione di una o più componenti, a seconda del paese considerato. Le componenti possibili sono tre. La prima componente riguarda l’incertezza economica che emerge dai giornali, prendendo in esame gli articoli che trattano della politica economica di un paese e segnalando gli elementi di incertezza. La seconda componente prende in esame la quantità di norme che sono previste scadere nell’arco di 10 anni. La terza componente considera la dispersione delle risposte nelle indagini fatte ad esperti, riguardanti l’evoluzione futura delle principali grandezze macroeconomiche.
Se si analizzano gli indici dei diversi paesi risulta evidente come le attuali due principali fonti di incertezza di politica economica sono la guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina e la Brexit. Anche la Francia, tuttavia, sta registrando livelli eccezionali di incertezza a causa delle proteste dei Gilet Gialli.

I prezzi delle commodity si mantengono su livelli relativamente elevati

Un ulteriore elemento che segnala la particolarità di questa fase dell’economia mondiale è la relativa tenuta dei prezzi delle commodity. Se si analizzano, infatti, le dinamiche dei prezzi del petrolio e quelle dei principali metalli non ferrosi quotati al LME, si osservano prezzi relativamente elevati, soprattutto se confrontati con quelli della fase più acuta di rallentamento del 2016. All’inizio del 2016 il prezzo del Brent era sceso sotto ai 35 dollari per barile. Alla fine dello scorso anno il prezzo del petrolio Brent è diminuito, ma mai sotto i 55 dollari e successivamente ha recuperato fino agli oltre 65 dollari degli ultimi giorni. Il rame, lo zinco e il nichel, nelle prima parte del 2016 sono scesi anche sotto, rispettivamente, i 4500, 1500 e 8500 dollari per tonnellata.
Dopo essere diminuiti negli ultimi mesi del 2018, nei primi due mesi di quest’anno tutti e tre i metalli registrano un netto recupero dei prezzi, con quotazioni che si avvicinano o superano, rispettivamente i 6500, 2700 e 13000 dollari per tonnellata. Anche l’alluminio, sceso a cavallo della fine del 2015 sotto i 1500, nel corso dei primi due mesi del 2019 non è mai diminuito sotto i 1800 dollari.
La tenuta dei prezzi delle "commodity finanziarie" su livelli molto superiori di quelli accusati nel 2016, segnala che il rallentamento della domanda a livello mondiale non si è tradotto ancora in una sua significativa riduzione. Anche se più lentamente la domanda mondiale continua, nel primo trimestre 2019, ancora a crescere.

A breve l'economia mondiale potrebbe riprendere il sentiero di crescita abbandonato nel corso del 2018

Questa analisi porta a ritenere che, qualora nei prossimi mesi la trattativa in atto tra Stati Uniti e Cina portasse ad un superamento dell’attuale guerra commerciale e il Regno Unito si avviasse verso una soft Brexit (entrambi scenari altamente probabili), allora l’economia mondiale potrebbe chiudere in fretta l’attuale fase di rallentamento e riprendere il sentiero di crescita abbandonato nella seconda parte del 2018.


1) Gli indici PMI (Purchasing Manager Indexes) misurano le valutazioni dei responsabili degli acquisti sulla congiuntura della propria attività. Se il valore dell’indice è superiore a 50 indica che la media degli approvvigionatori segnala una crescita della propria attività (ordini, produzione, consegna, occupazione, scorte); viceversa se esso ha un valore inferiore a 50. Le indicazioni provenienti da questi manager sono particolarmente importanti in quanto il loro mestiere è quello di provvedere ad acquistare tutto ciò che è necessario alla loro impresa per produrre, anticipando la dinamica della vendite aziendali.


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