Decidere nell’incertezza: il valore strategico dei dati esterni
Pubblicato da Marzia Moccia. .
Pianificazione Internazionalizzazione Marketing internazionale Metodologie e Strumenti
I risultati di un’impresa dipendono in larga misura dalla qualità delle decisioni che prende, e la qualità delle decisioni dipende dalle informazioni disponibili. Decisioni efficaci consentono all’impresa di procedere con il vento a favore e, qualora le condizioni cambino, di valutare tempestivamente un cambio di destinazione e correggere la rotta.
Le informazioni, tuttavia, non sono gratuite: accoglierle richiede sempre tempo, risorse e organizzazione. Per questo molte imprese lavorano prima di tutto sui dati interni, facendo ricorso a strumenti di business intelligence.
È opinione condivisa che l’acquisizione di informazioni a partire dai dati prodotti direttamente dall’impresa offra, infatti, benefici ampiamente superiori ai costi. Per questo motivo, i progetti di business intelligence basati sui dati interni vengono generalmente avviati non appena l’impresa dispone delle risorse organizzative ed economiche necessarie alla loro implementazione.
Meno immediata è invece la scelta relativa all'inserimento nei sistemi informativi aziendali di dati esterni. In questi casi, i costi possono essere elevati e i benefici più incerti. Molte decisioni hanno però bisogno di andare oltre i soli dati aziendali: serve capire il mercato, il territorio, i concorrenti. In questi casi, l’impresa si trova spesso di fronte a un trade-off: definire con precisione l’informazione richiesta e sostenerne i costi, generalmente elevati, di indagini di mercato ad hoc; oppure verificare l’esistenza di dati secondari che possano contenere le informazioni desiderate e sviluppare metodi idonei a estrarre tali informazioni.
Dai dazi alle tensioni sulle commodity: come estrarre informazioni rilevanti per le decisioni d'impresa
Negli ultimi anni, la disponibilità di dati esterni è cresciuta in modo significativo in molti settori economici. Oggi esiste un enorme patrimonio di dati pubblici e open data, che da un lato offrono potenziali informazioni preziose, ma dall’altro risultano spesso complessi da utilizzare. Questa crescente disponibilità di dati secondari rende sempre più strategica la loro valorizzazione, spostando l’attenzione sui metodi di estrazione delle informazioni. In molti casi, questa via costituisce l’unica soluzione praticabile per le piccole e medie imprese, che dispongono di risorse limitate per commissionare ricerche di mercato altamente specializzate.
Il presente articolo si concentra su due casi empirici significativi di tale problema decisionale: la determinazione delle politiche di prezzo per un’impresa esportatrice negli Stati Uniti in risposta all’aumento dei dazi, e la definizione delle strategie di approvvigionamento in presenza di possibili fluttuazioni dei prezzi di fornitura e di potenziali criticità logistiche.
Politiche di prezzo per un’impresa esportatrice a fronte dell’aumento dei dazi
Uno degli esempi più significativi in quest’ambito è rappresentato da un’impresa che esportava negli Stati Uniti, che a seguito dei dazi “reciproci” introdotti dall’amministrazione Trump lo scorso aprile, si è trovata di fronte a una scelta non banale: mantenere invariati i propri prezzi all’importatore, trasferendo integralmente l’aumento dei dazi sul prezzo finale del bene nel mercato statunitense, oppure assorbire in tutto o in parte l’incremento tariffario, riducendo il prezzo all’esportazione per contenere l’aumento del prezzo sul mercato USA.
In termini economici questo significa misurare l'elasticità di sostituzione della domanda alle variazioni relative dei prezzi. A fronte di un'elasticità prossima a zero, l’impresa non ha alcun incentivo ad assorbire l’aumento dei dazi: la quantità domandata probabilmente rimane invariata anche a fronte di un aumento del prezzo finale, rendendo razionale il pieno trasferimento del costo. Viceversa, in presenza di un’elasticità significativa, l’aumento del prezzo può determinare una riduzione rilevante delle quantità vendute, rendendo conveniente per l’impresa assorbire almeno una parte del dazio (si veda, ad esempio, l'articolo Dazi USA e legno-arredo: come cambiano i prezzi relativi e le scelte dei consumatori).
Il problema decisionale nella scorsa primavera è stato quindi fortemente dipendente dalla disponibilità di un’informazione attendibile sul livello dell’elasticità di sostituzione della domanda. Sviluppare una ricerca di mercato specifica sul mercato statunitense per quantificare tale parametro ha costi elevati, difficilmente sostenibili per una piccola o media impresa. In alternativa, l’informazione può essere estratta dai dati di commercio estero rilevati dagli uffici di statistica dei diversi paesi, attraverso opportune stime econometriche[1].
Alla luce della turbolenza in atto nelle regole del commercio mondiale provocata dai dazi reciproci dell’amministrazione Trump, l’informazione sulla possibile elasticità di sostituzione dei propri beni con prodotti più convenienti di produzione locale o offerti da altri paesi esteri è un’informazione che le direzioni di tutte le imprese esportatrici dovrebbero possedere, almeno come ipotesi iniziale da perfezionare nel tempo.
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Politiche di approvvigionamento a fronte di variazioni dei prezzi e difficoltà di fornitura
I prezzi delle commodity riflettono non solo gli squilibri tra domanda e offerta ma, man mano che si scende lungo le filiere produttive, in misura crescente i costi di produzione. Conoscere le relazioni tra le diverse commodity lungo le filiere produttive significa poter anticipare come i cambiamenti nei prezzi dei feedstock possano propagarsi lungo la filiera.
Ad esempio, le tensioni prima e la guerra ora tra Stati Uniti e Iran sono state tradotte dai mercati finanziari in prezzi maggiori del petrolio e del gas. In questo scenario, l’informazione rilevante per l’approvvigionatore che acquista acciaio o polietilene, è conoscere in che misura lo shock sui prezzi del petrolio e del gas si rifletteranno sui costi operativi dell’acciaio e del polietilene e, di conseguenza, sui loro prezzi internazionali.
In termini economici questo significa misurare il Cost pass-through lungo le diverse filiere. Una volta stimati i parametri di questo meccanismo, risulta relativamente facile quantificare gli effetti sui prezzi delle diverse commodity delle crescenti tensioni sul Golfo Persico, partendo dalle reazioni dei mercati finanziari in termini di prezzi del petrolio e del gas. In questo specifico caso i datai interni all'impresa sono quasi del tutto inutili. La misura del Cost pass-through può essere fatta solo partendo da dati esterni all'impresa, relativi ai prezzi di mercato delle diversi commodity, attraverso opportune stime econometriche per calcolare i diversi parametri.
Conclusioni
La crescente disponibilità di dati sull’ambiente esterno rende oggi sempre più possibile per un’impresa acquisire, a costi contenuti, informazioni rilevanti per migliorare la qualità delle proprie decisioni. In alcuni casi, l’estrazione delle informazioni dai dati disponibili è relativamente semplice, come ad esempio nell’analisi della situazione del mercato del gas UE descritta nell’articolo Cosa dicono davvero i numeri sul gas in Europa. In altri casi, invece, l’estrazione delle informazioni è più complessa, come nei due esempi sviluppati in questo articolo, e richiede l’utilizzo di strumenti statistici più sofisticati.
Ciò non esclude, tuttavia, che la strada dell’estrazione di informazioni dalla crescente mole di dati esterni all’impresa possa risultare particolarmente feconda e consentire anche alle imprese con risorse limitate un significativo miglioramento della qualità delle proprie decisioni.
[1] Maggiori informazioni sulla metodologia sviluppata nell’ambito del progetto ExportPlanning possono essere richieste direttamente a StudiaBo (info@exportplanning.it).