Tregua Usa-UE ed equilibri competitivi

Come sono cambiati gli equilibri competitivi tra gli esportatori europei di agroalimentare nei 18 mesi di dazi USA-UE?

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Una delle notizie più rilevanti degli ultimi giorni è stata sicuramente la tanto attesa sospensione dei dazi sulle esportazioni di Unione Europea e Stati Uniti, imposti nell’ambito dell’articolato contenzioso giuridico sugli aiuti di stato illeciti concessi ai gruppi Airbus e Boeing. Come abbiamo raccontato a più riprese[1], sulla base di quanto sancito dal WTO, la vicenda giudiziaria aveva in primo luogo portato gli Stati Uniti a imporre tariffe su una lista di prodotti made in UE - lista più volte rivista attraverso il meccanismo della carousel retaliation[2]- per un ammontare complessivo di 7,5 miliardi $. Circa un anno dopo, nell’ambito di una vicenda giudiziaria parallela alla prima, il WTO aveva autorizzato anche l’Unione Europea ad introdurre misure tariffarie per un totale di 4 miliardi $ (3,4 miliardi €) su prodotti di origine americana.
Sulla base di quanto dichiarato dalle parti, la sospensione concordata, che ha attualmente una durata di quattro mesi, ha l’obiettivo di concentrarsi sulla risoluzione della controversia attraverso la ripresa del dialogo, ed entrarà in vigore non appena le procedure amministrative necessarie verranno completate.

La notizia della riapertura del dialogo transatlantico è stata accolta con favore da parte degli operatori internazionali. Le tariffe introdotte dall’amministrazione Trump prevedevano infatti un doppio meccanismo punitivo per gli esportatori europei. Da un lato, l’azione colpiva un paniere di prodotti con un strategia fortemente differenziata tra i diversi Stati membri, dall'altro il meccanismo di revisione periodica della lista (che poteva prevedere sia una modifica dell'aliquota tariffaria che un cambiamento dei beni oggetto di dazi) generava profonda incertezza per le imprese attive sul mercato USA, massimizzando gli effetti negativi dell'azione tariffaria. Dopo circa 18 mesi dall'entrata in vigore delle tariffe su prodotti UE, quali effetti possiamo dunque osservare sugli equilibri competitivi europei nel mercato statunitense?

Il comparto agroalimentare

Come già raccontato, il comparto agroalimentare è sicuramente il settore in cui la strategia tariffaria americana è risultata maggiormente differenziata per i diversi Stati membri. Questa prevedeva un trattamento più o meno penalizzante in relazione alla specializzazione produttiva dei diversi Paesi e alla propria appartenenza al consorzio Airbus (che include Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Di seguito viene riportato un elenco rappresentativo dei prodotti colpiti.

Formaggi

Nel caso dei Formaggi, le tariffe Usa colpivano in modo poco uniforme i diversi partner commerciali europei: le esportazioni francesi erano completamente esenti da dazi, mentre venivano colpite quasi il 100% delle esportazioni tedesche, spagnole, inglesi e il 70% di quelle italiane (con un'azione focalizzata su alcune tipologie di formaggi stagionati come Grana Padano e Parmigiano Reggiano).
Le economie del Vecchio Continente che per il comparto detenevano una quota di mercato relativamente contenuta, come Germania e Regno Unito, hanno sperimentato un ulteriore ridimensionamento del proprio posizionamento competitivo. Simile sorte ha sperimentato il competitor spagnolo che tuttavia rappresentava un partner commerciale più rilevante. Ad aver sperimentato una crescita sono invece state Francia e Svizzera. Particolarmente interessante il caso italiano, la cui leadership di mercato è rimasta sostanzialmente invariata, come mostrato dal grafico riportato.

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning

Per l’Italia, il comparto caseario è stato il più penalizzato dall’azione tariffaria americana, che in totale colpiva circa 500 milioni € di export made in Italy, di cui 220 milioni € di formaggi. Tuttavia, il Belpaese non sembra aver perso terreno. Il risultato è da ricondursi in parte al forte “effetto scorta” che ha interessato l’export dei formaggi colpiti dalle tariffe nel periodo immediatamente precedente al provvedimento americano, e in parte alla crescita che ha caratterizzato i rimanenti prodotti caseari non oggetto di dazi aggiuntivi, che ha parzialmente compensato le perdite. Complessivamente, pur in presenza di un ridimensionamento del mercato, l’azione tariffaria sui formaggi italiani non sembra essere andata a beneficio di altri partner commerciali del mercato.

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning
Vini Fermi

Nel caso dei vini fermi, il provvedimento tariffario colpiva solo le esportazioni di Francia e Spagna. I cugini d'Oltralpe hanno infatti sperimentato una perdita della quota di export detenuta sul mercato americano particolarmente rilevante, interrompendo il trend di crescita che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Ad averne beneficiato è stato in primo luogo l'Italia, che ha sperimentato un rapido miglioramento del proprio posizionamento competitivo, dopo anni di sostanziale stabilità. L’imposizione tariffaria ha inoltre migliorato il posizionamento competitivo di altri partner commerciali non-UE, come Nuova Zelanda e Austrialia.

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning

Olio d'oliva

Infine, i dazi colpivano le esportazioni di olio di oliva del partner spagnolo e tedesco, lasciando però esenti quelle italiane. A differenza di quanto sperimentato nel caso dei vini fermi, non è stato il Belpaese ad aver beneficiato del riposizionamento spagnolo, bensì soprattutto competitor posizionati su fasce di prezzo più basse, come Tunisia e Portogallo.

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning

Nei 18 mesi in cui è stata in vigore, la strategia punitiva dell’amministrazione Trump ha sicuramente modificato gli equilibri competitivi esistenti sul mercato statunitense. Per il comparto agroalimentare, la modifica avvenuta per i vini fermi e l’olio testimoniano tale fenomeno, mostrando come il mercato USA, all'aumento dei costi, si sia orientato verso beni considerati sostituti. Particolarmente interessante è invece il caso dell’export dei formaggi del Belpaese, la cui quota di mercato non sembra aver perso terreno. Alla luce della sospensione tariffaria, i prossimi mesi saranno fondamentali per capire quanto possano considerarsi consolidati i fenomeni appena descritti.
Al di là dei meri aspetti tariffari, bisogna tuttavia sottolineare come la notizia della sospensione dei dazi Airbus abbia lanciato un segnale positivo per il prossimo sviluppo delle relazioni transatlantiche. La ripresa del dialogo e un rafforzamento dei rapporti Washington-Bruxelles sono infatti azioni sempre più auspicabili davanti a una nuova possibile configurazione geo-economica internazionale.


[1] Per una trattazione approfondita del tema si vedano i seguenti articoli: Nuovi dazi americani ed equilibri competitivi in ambito UE, Tariffe Airbus e le potenzialità per il vino italiano in USA, La saga Airbus-Boeing e il vis-à-vis transatlantico.

[2] Nell'ultimo anno e mezzo si sono succedute due revisioni tariffarie (a febbraio e agosto 2020), che si sono tuttavia limitate ad aumentare l'aliquota sull'aviazione e hanno in parte ampliato la lista di prodotti colpiti per Germania e Francia. Di fatto, le modifiche introdotte possono considerarsi marginali, e l'analisi qui condotta ha preso in analisi i beni oggetto di dazi in modo continuativo nel corso degli ultimi 18 mesi.