Il confronto politico in Perù preoccupa i mercati finanziari

Alla crisi sanitaria ed economica si aggiunge ora la prospettiva di un nuovo presidente comunque minoritario

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Covid-19 Cambio Tassi di cambio

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La pandemia sta creando una forte differenziazione tra le diverse aree del mondo. Quella maggiormente penalizzata è senza alcun dubbio l'America Latina, a causa sia delle difficoltà economiche preesistenti sia della minor capacità di gestire l'emergenza sanitaria. Nell'ultimo scenario di previsione del Fondo Monetario, questo continente è previsto crescere nel 2021 di solo il 4.6% a fronte di un crollo dei livelli di attività economica del 7% nel 2020. Solo nel 2022 i livelli di attività dell'America Latina risulteranno maggiori, e solo lievemente, di quelli pre-pandemici.
L'emergenza sanitaria ha fatto emergere la debolezza non solo delle strutture sanitarie del continente, ma anche delle sue istituzioni politiche, incapaci di proporre e attuare strategie efficaci di contenimento del contagio.
Il caso più drammatico è certamente quello del Brasile, guidato dal "negazionista" Bolsonaro. Ma, altrettanto drammatica, è la crisi sanitaria in Perù, dove il tentativo di attuare politiche di lockdown è fallito per l'elevata quota di lavoro irregolare che non ha consentito ai lavoratori e alle loro famiglie di rispettare le restrizioni imposte dal governo. Il risultato è che il Perù ha affiancato il Brasile per numerosità di decessi da Covid19 in percentuale della popolazione.

Decessi da Covid-19 per 1000 abitanti


Alla crisi sanitaria ed economica si sta aggiungendo una crisi politica. Al primo turno delle elezioni presidenziali dell'11 aprile sono risultati primi, inaspettatamente, Pedro Castillo (un professore, vicino ai contadini e alle classi più povere del paese) e Keiko Fujimori (figlia dell'ex presidente Fujimori, su cui gravano accuse e condanne per corruzione, omicidi e gravi violazioni dei diritti umani). Nel ballottaggio del 6 giugno si confronteranno quindi due visioni economico-sociali opposte: statalista la prima, espressione del Perù dimenticato e delle regioni più povere; neoliberista la seconda, epressione della capitale e delle classi più ricche del paese. Il confronto tra queste due posizioni estreme sta radicalizzando lo scontro politico, preannunciando una futura debolezza politica e istituzionale del Paese, chiunque risulterà vincitore.

Il sovrapporsi di queste crisi è stato registrato dai mercati finanziari con un parallelo indebolimento della valuta peruviana e un aumento dei tassi di interesse. Il grafico che segue riporta il tasso di cambio del Nuovo Sol per dollaro e lo spread tra i tassi sui bond decennali del Perù rispetto a quelli americani.

Perù: tasso di cambio e tassi di interesse

Come risulta dal grafico, dalla metà di febbraio ad oggi, il tasso di cambio è passato da 3.65 a 3.82 Sol per dollaro; lo spread dei tassi da 2.6 a 3.8. È interessante osservare come nei giorni precedenti alle elezioni dell'11 aprile, la prospettiva di vittoria di candidati meno radicalizzati avesse in parte ridotto lo spread dei tassi e, soprattutto, portato ad un significativo apprezzamento del Nuevo Sol.
La fase di indebolimento del cambio e l'aumento dei tassi è poi ripresa velocemente dopo il 18 aprile, quando è stato ufficializzato il risultato delle elezioni.

Anche nel caso del Perù, la crisi sanitaria sta palesando sempre più come la qualità delle istituzioni e del confronto politico di un paese siano fondamentali per il suo sviluppo sociale ed economico.