Green e High Tech: le chiavi competitive del futuro

Una lettura del posizionamento competitivo di Stati Uniti, Europa e Cina attraverso le banche dati brevettuali e di commercio internazionale

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Tutte le principali economie al mondo si trovano a fronteggiare, oggi, due grandi trasformazioni industriali che segneranno i decenni a venire e guideranno il posizionamento competitivo dei diversi paesi nel prossimo futuro: la transizione energetica e la sempre maggiore rilevenza dell'industria high tech.
Soprattutto a seguito delle tensioni Stati Uniti-Cina degli ultimi anni e dell'emergenza pandemica, la profonda relazione che lega l'avanzamento tecnologico ed ecologico agli equilibri geoeconomici internazionali si è fatta sempre più evidente. Quelle che sono state a più riprese definite dalla Commissione Europea come "transizioni gemelle", verso un futuro green e high tech, stanno assumendo sempre maggiore rilevanza sulle agende politiche internazionali, in virtù degli importanti risvolti geopolitici ad esse connessi. Come argomentato dall'economista austriaco Joseph Schumpeter, infatti, nelle moderne economie industriali, esiste una fortissima correlazione tra l'innovazione, la capacità tecnico-scientifica di un paese e la sua capacità di proiezione economica.

Un valido e potente strumento per l’analisi dello stato dell'innovazione è sicuramente costituito dalle banche dati brevettuali, che permettono di analizzare e misurare la diffusione di nuove tecnologie e valutare in maniera specifica quali aree del mondo possano definirsi "alla frontiera" in determinati ambiti. Il dato sui brevetti, insieme ad altri indicatori scientifici e tecnologici, come la spesa per la R&S, possono considerarsi una fonte unica e dettagliata di informazioni sull'attività inventiva nel mondo e permettono di raccontare la leadership e il posizionamento in un dato settore tecnologico, e i suoi cambiamenti nel tempo. Tuttavia, tali dati sono complessi e tutti gli indicatori e le elaborazioni dati devono essere interpretati con attenzione.

Al fine di garantire robustezza e comparabilità dei dati in livelli, i grafici che seguono riportano le serie storiche delle famiglie di brevetti IP5 per tre principali attori sulla scena internazionale: Stati Uniti, Cina, Unione Europea. Questa tipologia di brevetti include quelli depositati in almeno due uffici di proprietà intellettuale internazionali, uno dei quali tra i seguenti cinque: European Patent Office (EPO), Japanese Patent Office (JPO), Korean Intellectual Property Office (KIPO), US Patent and Trademark Office (USPTO) e China National Intellectual Property Administration (CNIPA).

Stati Uniti vs UE vs Cina: brevetti depositati per campo tecnologico

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning su dati OECD

Sebbene l'ultimo aggiornamento dei dati sia al 2016, dai grafici proposti risulta evidente come:

  • sul fronte delle tecnologie ICT, il numero di brevetti registrati dal Paese del Dragone ha conosciuto una rapida e significativa crescita, arrivando progressivamente a colmare il gap con il numero di brevetti detenuti dagli Stati Uniti. Il risultato è particolarmente significativo e ben interpreta l'avanzata cinese nella guerra tecnologica attualmente in atto tra i due fronti del Pacifico;
  • per le tecnologie Green, al contrario, tra le tre aree, è l'Unione Europea a detenere il livello più elevato di brevetti IP5, tenendo a relativa distanza gli Stati Uniti. La Cina, invece, in termini di capacità d'innovazione, risulta molto in ritardo rispetto alle potenze occidentali.

Se tuttavia, come anticipato, i dati sui brevetti possono risultare di difficile interpretazione, per via delle diverse procedure di registrazione e riconoscimento negli uffici internazionali, un indicatore particolarmente significativo in questo contesto è rappresentato dal saldo commerciale normalizzato. Il saldo normalizzato è dato dal rapporto tra la differenza delle esportazioni e importazioni, ovvero il saldo corrente, e la loro somma. Il valore del saldo normalizzato varia così tra -100, nel caso in cui il paese sia unicamente importatore, e 100, nel caso in cui il paese sia unicamente esportatore, e rappresenta un buon indicatore del grado di competitività in uno specifico settore.
I grafici riportati raffigurano il saldo commerciale normalizzato detenuto da Stati Uniti, Cina e Unione Europea1 nel commercio di manufatti ad alto contenuto tecnologico (ICT Goods) e beni Green (Environment-related Goods).

Stati Uniti vs UE vs Cina: saldo commerciale normalizzato per campo tecnologico

Fonte: ExportPlanning

In primo luogo, i dati di commercio mondiale risultano coerenti a quanto emerso dall'analisi del database sui brevetti, segnale di una robustezza dei fenomeni raccontati. Per il caso dei beni ICT, infatti, è la Cina a detenere una maggiore specializzazione nel commercio internazionale della categoria; mentre nel caso dei prodotti Green, è l'Unione Europea a dominare nelle tre aree. Risulta tuttavia particolarmente importante segnalare come, la Cina, nel corso degli ultimi anni, sebbene non risulti un Paese particolarmente "innovatore", abbia progressivamente migliorato il suo posizionamento competitivo nel settore Green, soprattutto in virtù della crescita dell'industria del fotovoltaico. Gli Stati Uniti, invece, sebbene debbano sicuramente essere considerati "innovatori" e "alla frontiera" nei segmenti tecnologici di analisi, in termini di commercio estero stanno sperimentando un forte deterioramento della propria performance in entrambi i campi. Tuttavia, soprattutto per l'area ICT, il risultato è da ricollegarsi in parte alla significativa delocalizzazione messa in atto da parte delle imprese americane: se infatti le fasi a maggior valore aggiunto (sviluppo e progettazione) risultano all'interno dei confini nazionali, la produzione ha progressivamente inseguito un basso costo della manodopera.


1. Per l'Unione Europea sono stati considerati solo i flussi extra-UE, per non inficiare l'analisi con i dati di commercio intra-area.