Tra dazi e incertezza, prosegue il ridimensionamento della domanda USA

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Le scelte di politica commerciale americana si sono collocate al centro della scena internazionale nel corso del 2025, a fronte di un ritorno a livelli di protezionismo ormai lontani nella memoria storica: secondo la Tax Foundation, nel 2025 l'aliquota tariffaria effettiva media statunitense è stata pari al 7.7% – i livelli più elevati dal 1947.
Ciononostante, l’efficacia del protezionismo americano sembra risultare, per il momento, limitata: secondo uno studio della Federal Reserve Bank di New York, quasi il 90% dell'onere economico dei dazi riscossi nel corso del 2025 è infatti ricaduto su imprese e consumatori statunitensi – piuttosto che sugli esportatori esteri – segnalando quindi la sostanziale inefficacia dell’approccio difensivo della politica commerciale trumpiana. Anche i numeri in merito al saldo della bilancia commerciale americana di beni nel 2025 confermano una sostanziale stabilità: lo scorso anno questa è infatti rimasta in deficit di oltre 1300 miliardi di dollari, in linea con i livelli del 2024.

Dopo un 2025 di negoziazioni volte alla conclusione di accordi commerciali più favorevoli per gli esportatori americani, il 2026 si è aperto con nuovi colpi di scena, che hanno continuato ad alimentare l’incertezza sul fronte degli scambi internazionali. Come documentato in questo articolo, il 20 febbraio la pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti ha infatti dichiarato inammissibili i dazi doganali c.d. “reciproci” introdotti dall’amministrazione Trump nel contesto del cosiddetto Liberation Day, adottati facendo ricorso all’International Emergency Economic Powers Act.
La risposta trumpiana è stata immediata: facendo leva su una diversa base giuridica – la Sezione 122 del Trade Act – nello stesso giorno l’amministrazione ha introdotto un nuovo dazio generalizzato del 10%, aggiuntivo alle condizioni di MFN (Most Favoured Nation), in vigore dal 24 febbraio. I nuovi dazi generalizzati hanno però natura temporanea, con durata massima di 150 giorni, prorogabile solo previo consenso del Congresso; entro l’estate sarà quindi necessario rivedere l’attuale quadro tariffario, interrompendo l’attuale scenario di apparente calma – quantomeno sul fronte commerciale.

Aliquota tariffaria effettiva complessiva americana,
ponderata sulle importazioni per giorno di calendario

Fonte: Elaborazioni su dati The Budget Lab at Yale

I numeri di commercio estero

In un quadro internazionale che si conferma, dunque, multiforme e complesso, quali segnali stanno giungendo dagli scambi commerciali americani di beni? Lo US Census Bureau ha recentemente rilasciato gli ultimi dati, aggiornati a febbraio 2026, e ora disponibili sulla piattaforma ExportPlanning.

Interscambio commerciale americano (dati mensili)
Var. % tendenziale da valori in dollari

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning su dati US Census Bureau

Come si nota dal grafico, i tassi di crescita delle importazioni americane hanno raggiunto un punto di massimo, col supporto dell’effetto front-loading, nei primi mesi del 2025, per poi imboccare un rallentamento nei mesi a seguire. Nel periodo aprile-luglio 2025, i ritmi di crescita hanno mostrato una forte decelerazione, compensando il significativo effetto scorte dei mesi precedenti, per poi entrare in negativo a partire dal mese di agosto. Nella media 2025, parliamo dunque di una crescita del +8.4% per le esportazioni americane (misurate nei valori in dollari correnti), a fronte di un incremento più modesto (+4.4%) per le importazioni.

Gli ultimi dati diffusi dall’istituto statistico americano, relativi ai primi due mesi del 2026, mostrano come la contrazione delle importazioni USA si sia significativamente accentuata rispetto ai mesi precedenti: parliamo infatti di un calo tendenziale del 17.6% per le importazioni americane nel mese di gennaio, e del 12.4% nel mese di febbraio. Di contro, le esportazioni hanno progressivamente accelerato i loro ritmi di crescita a partire dallo scorso dicembre, arrivando a segnare un incremento tendenziale del 16% in dollari correnti nel mese di febbraio.

È opportuno precisare che i tassi di crescita tendenziali dell’import statunitense nei primi due mesi del 2026 sono ricavati dal confronto con i livelli eccezionalmente elevati registrati nello stesso periodo del 2025 – rendendo quindi pressoché inevitabile una contrazione. Ciononostante, anche la variazione congiunturale (ovvero rispetto al periodo precedente) delle importazioni nel periodo gennaio-febbraio 2026 rimane in territorio negativo: parliamo infatti di un -7.2% a gennaio e un -3.5% a febbraio; si confermano in positivo, invece, le esportazioni: +3.6% su base congiunturale a gennaio, +4.7% a febbraio.

Le nostre pre-stime al I trimestre 2026

Sulla base dei dati storici diffusi dallo US Census Bureau, abbiamo formulato tramite modelli econometrici delle pre-stime in merito alla performance dell’interscambio americano a chiusura I trimestre 2026. Nella media dei primi tre mesi dell’anno in corso, stimiamo una crescita del 9.6% per le esportazioni USA in dollari correnti; tale incremento risulta poco più debole rispetto al +12.2% toccato nel trimestre precedente. La dinamica delle importazioni avrebbe invece segnato un punto di minimo, riportando un calo di oltre l’11% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Import USA: performance geografica e merceologica

Andiamo ora ad approfondire la performance delle importazioni USA nei primi due mesi del 2026, per area geografica e comparto merceologico.

Importazioni USA: 2025 e primi due mesi del 2026

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning su dati US Census Bureau

Come si nota dalla tabella, le importazioni americane analizzate per area geografica si confermano in crescita nei primi due mesi del 2026 – in linea con la performance osservata nel 2025 – per i flussi provenienti da Asia, America Latina e Africa Sub Sahariana. Parliamo però di un modesto incremento nel caso asiatico (+0.2%) e dell’America Latina (+1%) nei primi due mesi del 2026, dopo il maggiore dinamismo osservato nel 2025; accelerano, invece, le importazioni provenienti dall’Africa Sub Sahariana, sebbene si tratti ancora di livelli comparativamente molto modesti.
Si confermano invece in calo, nei primi due mesi del 2026, le importazioni americane provenienti dall’area Middle East and North Africa (MENA); la contrazione si è collocata su ritmi inferiori rispetto a quanto osservato nel 2025. Dal dinamismo dello scorso anno, sono invece entrate in significativo calo le importazioni provenienti dall’area europea, tanto UE (-31.6% su base tendenziale) che Non UE (-65.5%). Il risultato si ricollega ai flussi straordinari che, di contro, erano stati registrati lo scorso anno, in termini di:

  • importazioni straordinarie di lavorazioni in metalli preziosi (principalmente oro a fini d’investimento e industriali) provenienti da Australia e, soprattutto, Svizzera;
  • un forte aumento delle importazioni di farmaci provenienti da Svizzera, Germania e Irlanda;
  • flussi eccezionali di prodotti farmaceutici di base dall’Irlanda.

Sul fronte merceologico, il forte ridimensionamento della domanda USA nei primi due mesi del 2026 risulta piuttosto generalizzato. Tra i pochi settori in controtendenza, si segnalano i casi di Strumenti e attrezzature per ICT e servizi, nonché Componenti elettroniche; modesto incremento anche per l’import di Elettrotecnica. Il mercato americano conferma dunque una tendenza ormai diffusa a livello globale, in cui l’intelligenza artificiale e l’elettronica trainano la crescita degli scambi, mentre gli altri settori affrontano una fase di riorganizzazione, legata in primis alle tensioni e alle criticità generate dalla guerra commerciale.

ExportPlanning mette a disposizione forniture “on-demand” di dati mensili,
personalizzate in funzione dei prodotti e dei mercati di interesse.