“Il mondo nel 2020”: Trends to Watch

Una panoramica dei rischi per le imprese sui mercati esteri. Il punto di ISPI, Assolombarda e SACE.

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Mercati esteri Rallentamento Made in Italy Incertezza Guerra commerciale Brexit Internazionalizzazione Export Congiuntura Internazionale

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Il 23 gennaio si è tenuta nella sede Assolombarda di Milano la conferenza “Il mondo nel 2020. Opportunità e rischi per le imprese”, organizzata da ISPI in collaborazione con SACE.
La conferenza ha ospitato relatori provenienti dal mondo imprenditoriale e dell’analisi economica, per offrire una panoramica dei rischi - nuovi e consolidati - con i quali le imprese italiane con un’esposizione internazionale dovranno confrontarsi nel corso dell’anno appena iniziato.
Il messaggio chiave emerso dalla conferenza è che siamo di fronte ad una particolare fase storica che mette insieme un ampio bacino di rischi, come forse mai avvenuto prima. Non si tratta più soltanto di elementi strettamente economici, ma si spazia dalla geopolitica al cambiamento climatico, passando per il sovvertimento del multilateralismo. Si tratta quindi di trasformazioni strutturali, nell’affrontare le quali le imprese possono però individuare spazi di opportunità.

Scenari 2020

Dopo i saluti del direttore generale di Assolombarda, Alessandro Scarabelli, la conferenza si è aperta con l’analisi degli scenari geopolitici per il 2020 da parte di Paolo Magri, vice presidente e direttore esecutivo ISPI. Secondo l’analisi ISPI, il 2020 si apre all’insegna della transizione e dell’incertezza, in seguito alla deriva dell’ordine liberale consolidato: quelle che per anni hanno rappresentato solide certezze, come la democrazia, il multilateralismo e la centralità dell’occidente, risultano ormai in discussione.
Le domande chiave per il 2020 vertono attorno a tre temi:

  • Deal o escalation
    Su più fronti gli ultimi anni sono stati caratterizzati da forti tensioni geopolitiche: si pensi ai casi di Corea del Nord, Ucraina e Iran, nonché il conflitto commerciale USA-Cina. Essendo gli USA un attore chiave in tutti questi conflitti, l’ISPI esprime un moderato ottimismo in merito alla possibilità di evitare una escalation: il presidente uscente Trump sta infatti entrando in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di novembre, e la presenza di accesi focolai di conflitto non gioverebbe alle sue prospettive di rielezione. Da parte dell’amministrazione americana, ci si attende quindi un anno di tregue.
  • Dalle parole ai fatti
    Su più temi nel 2020 sarà necessario passare dalle parole ai fatti: prima fra tutti la Brexit, che dovrebbe essere ufficializzata domani, ma anche l’emergenza climatica, sollevata in modo più acceso che mai nel corso del 2019.
  • Dai fatti alle parole
    In altri contesti, invece, il 2020 potrà rappresentare l’anno in cui si procederà nella direzione opposta: le proteste di piazza che hanno caratterizzato l’America Latina (fatti) riusciranno a tradursi in istanze politiche, ed ottenere una risposta (parole) dai governi?
    Dal punto di vista della politica monetaria, molti fatti sono stati portati avanti negli ultimi anni dalle banche centrali, che hanno sostenuto le rispettive economie facendo ampio ricorso al Quantitative Easing. Ora, però, a fronte di tassi d’interesse generalmente molto bassi (in alcuni casi negativi), agli istituti centrali rimane lo strumento delle parole, per incoraggiare un'efficace azione di politica fiscale da parte dei governi nazionali.
    Magri ha infine citato la questione della Libia, dove dai fatti sul campo di battaglia si spera di arrivare alle parole di un percorso politico.

I rischi per le imprese

Il secondo intervento della giornata è stato quello di Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE. Terzulli si è focalizzato sulla panoramica dei rischi per le imprese italiane nel 2020, che vertono attorno ad alcuni punti focali:

  • Guerra commerciale USA-Cina
    Con il “Phase One Deal” raggiunto a gennaio, la guerra commerciale è entrata in una fase di “uneasy truce”, citando le parole dell’Economist. Se tale tregua ha messo in pausa l’escalation delle tensioni, che ha generato incertezza e penalizzato la domanda mondiale, la risoluzione delle controversie sembra però ancora lontana. L’accordo ha infatti riguardato soltanto una piccola parte delle questioni oggetto del contendere, e ha lasciato in campo una significativa parte dei dazi imposti negli ultimi due anni: nei rapporti bilaterali USA-Cina, i dazi risultano attualmente 6 volte maggiori rispetto al periodo 2016-17.
    Il perno dell’accordo è l’impegno cinese ad acquistare, nel periodo 2020-21, almeno 200 miliardi di dollari aggiuntivi di beni e servizi americani (si veda l’articolo “La fase uno dell’accordo USA-Cina” per un approfondimento). Questo impegno non solo risulta particolarmente oneroso, ma potrebbe andare a discapito di altri paesi da cui la Cina attualmente si approvvigiona, generando un effetto sostituzione per i prodotti inclusi dell’accordo: si cita ad esempio il caso delle esportazioni italiane verso la Cina di meccanica strumentale, che potrebbero risultare penalizzate.
  • Brexit
    Ulteriore fonte di rischio per le esportazioni italiane sono le relazioni commerciali con il Regno Unito, quinto mercato di destinazione per l’export Made in Italy. L’incertezza ora non è più sul se la Gran Bretagna uscirà dall’Unione: il fulcro del contendere si è spostato alla negoziazione di un accordo commerciale, che dovrà essere teoricamente raggiunto entro la fine del 2020 - tempi giudicati dalla maggior parte degli osservatori largamente insufficienti.
  • Quadro macroeconomico
    Se la paura di una recessione globale sembra ormai essersi ridotta, al suo posto è ora subentrato un consolidato rallentamento: la domanda mondiale continua quindi a crescere, ma in misura minore rispetto al passato.
    In particolare, secondo la mappa di SACE, i paesi attualmente in recessione risultano Argentina, Hong Kong e Venezuela, verso i quali l’export italiano si limita complessivamente a 7.2 miliardi di euro. In rallentamento, invece, i principali mercati di sbocco dell’export nazionale, primi fra tutti Cina, Germania e USA. In espansione i mercati emergenti, come Cile, Indonesia, Vietnam e Thailandia, verso i quali però il nostro export risulta ancora limitato. In ripresa Brasile, Arabia Saudita, Russia e Turchia, ripresa che però non necessariamente potrà tradursi in una maggiore domanda di prodotti italiani.
  • Indebitamento
    Terzulli cita inoltre come fattore di rischio l’elevato livello di indebitamento globale, risultato in crescita nel 2019. Tale debito risulta in capo alle imprese per il 43%, elemento che si traduce in un rischio di credito per l’esportatore.

Il punto di vista delle imprese

A seguire la tavola rotonda con le imprese, alla quale hanno partecipato Silvia Candiani (AD Microsoft Italia), Fabrizio Di Amato (Presidente Maire Tecnimont), Roberto Gavazzi (AD Boffi) e Marco Sesana (AD Generali Italia).
I principali punti emersi dal confronto sono stati la necessità, a fronte di trend di trasformazione strutturale, di riposizionare i prodotti e i servizi offerti dalle imprese, per cogliere i cambiamenti nelle preferenze del consumatore e trasformare gli attuali rischi in future opportunità. Rimane fondamentale la necessità di una politica industriale che possa accompagnare le imprese in questo percorso.

Chiudono i lavori i saluti istituzionali di Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, e Giampiero Massolo, presidente ISPI.