Relazioni transatlantiche alla prova USA

Un cambiamento di paradigma che incide in modo significativo sui rapporti transatlantici tra Stati Uniti e Unione Europea

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Con il progressivo consolidarsi del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, emergono con crescente chiarezza elementi di marcata discontinuità nell’agenda politica degli Stati Uniti rispetto all’impostazione multilaterale e cooperativa che aveva caratterizzato le precedenti fasi dell’ordine economico internazionale, nonché rispetto al tradizionale richiamo al diritto internazionale. Un cambiamento di paradigma che sta incidendo in modo significativo sui rapporti transatlantici tra Stati Uniti e Unione Europea, storicamente considerati uno dei pilastri della governance economica globale.
Il 2025 si era aperto con una decisa virata protezionistica della politica commerciale statunitense, cui hanno fatto seguito sviluppi più recenti, tra cui le rivendicazioni sulla Groenlandia e le reiterate minacce di introduzione di nuovi dazi, fattori che stanno contribuendo ad accrescere il livello di incertezza geopolitica e commerciale tra i due fronti.

In un contesto caratterizzato da un’elevata complessità e da un crescente grado di incertezza, appare utile fare il punto sull’andamento delle esportazioni dei principali Paesi dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti nel 2025, al fine di valutare lo stato attuale delle relazioni economico-commerciali transatlantiche alla luce delle nuove sfide emergenti.

Mercato USA: esportatori europei a confronto

L’aggiornamento al IV trimestre 2025 della banca dati ExportPlanning sulle esportazioni mensili europee consente di confrontare la dinamica dei principali partner commerciali europei sul mercato statunitense. La disponibilità dei dati più recenti assume infatti un ruolo cruciale nella valutazione dei relativi impatti sugli esportatori europei delle misure tariffarie statunitensi attualmente in essere.

La tabella che segue mostra l’andamento delle esportazioni dei principali Paesi europei verso il mercato statunitense, ordinati per rilevanza. Per ciascun esportatore vengono riportate tre misure: la variazione medio-annua 2025 verso il mercato USA, la variazione registrata nel periodo Aprile-Luglio (successivo al Liberation Day ma precedente all’entrata in vigore dell’accordo), e infine la variazione registrata nel periodo Agosto-Dicembre.

Tab.1 - Maggiori esportatori UE verso USA (in euro)

Paese Export 2025 (mld €) Variazione annua 2025 (%) Variazione tend. Aprile-Luglio (%) Variazione tend. Agosto-Dicembre (%)
Germania 146 -9.2 -11.2 -14.6
Irlanda 113 54.5 24.2 -1.9
Italia 68 7.2 8.9 2.8
Francia 46 -2.3 -10.4 0.2
Paesi Bassi 43 0.5 9.8 -18.9
Belgio 32 -2.7 -6.4 -12.3
Fonte: Elaborazioni su Sistema Informativo ExportPlanning

La rappresentazione proposta mette in luce alcuni aspetti significativi, soprattutto in un'ottica comparativa: complessivamente, le esportazioni verso gli USA hanno sostanzialmente tenuto, sebbene la dinamica vari notevolmente tra i diversi partner commerciali. Tra questi, emerge:

  • la flessione più ampia è riconducibili alle esportazioni tedesche, penalizzate soprattutto dal calo del settore Automotive, interessato da dazi del 15% a partire da agosto. Va tuttavia sottolineato che tale riduzione non è attribuibile esclusivamente alle misure protezionistiche: il comparto soffre infatti di una domanda americana stagnante nel corso dei mesi più recenti (si veda I dazi di Trump stanno davvero ridisegnando l’export UE?);
  • il risultato ampiamente positivo dell’Irlanda, guidato in larga parte dai flussi eccezioni di export di prodotti farmaceutici di base verso gli USA, per via dei legami intra-gruppo; il fenomeno si è però sostanzialmente esaurito a partire da agosto;
  • la significativa resilienza del Belpaese, che è l’unico player europeo a chiudere ogni periodo di analisi in territorio positivo.

Tab.2 - Top 10 industrie di esportazione italiana (in euro)

Industria Export 2025 (mld €) Variazione annua 2025 (%) Variazione tend. Aprile-Luglio (%) Variazione tend. Agosto-Dicembre (%)
Sistema Salute 16.2 62.1 65.2 22.4
Sistema Moda 9.1 5.9 -2.9 -4.9
Mezzi Trasporto 7.5 20.4 3.3 36.8
Agroalimentare 7.0 2.5 -4.0 -15.4
Compomenti meccan. 3.5 20.1 6.9 19.7
Macchinari 3.3 -10.0 -8.4 -24.1
Beni interm. Metallo 2.3 0.2 -7.9 -6.0
Elettrotecnica 2.3 7.7 -2.5 -1.2
Sistema Casa 2.3 2.5 -1.8 -7.6
Strumenti per Industria 2.1 4.5 -10.6 1.7
Fonte: Elaborazioni su Sistema Informativo ExportPlanning

La segmentazione del risultato complessivo per industrie consente di evidenziare come anche per il Belpaese si registri una certa dispersione dei risultati, tuttavia la maggioranza dei comparti hanno mantenuto un'intonazione positiva in euro.
Una parte significativa del risultato totale è guidato dal Sistema Salute, capitanato dalla vendite della Farmaceutica, settore ancora esente da dazi e integrato in termini di filiera con il mercato a stelle e strisce.
Particolarmente rilevanti appaiono, inoltre, i risultati positivi dei Mezzi di Trasporto e della Componentistica Meccanica; in parziale tenuta Sistema Moda e Agroalimentare.

Tuttavia, a fronte del deprezzamento del dollaro che si è registrato soprattutto nella prima parte del 2025, il prossimo approfondimento, che sarà dedicato alla performance italiana verso gli USA nella misurazione a prezzi costanti, ci permetterà di isolare gli effetti reali da quelli nominali.

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Conclusioni

Come anticipato a più riprese, gli effetti delle tariffe americane si sono finora rivelati meno intensi di quanto temuto, pur mostrando impatti differenziati tra i partner europei in funzione delle rispettive specializzazioni industriali.
L’elemento che tuttavia appare caratterizzare il futuro della relazione transatlantica risiede, oggi più che mai, nella crescente rilevanza della dimensione geopolitica. Appare ormai chiaro, infatti che tariffe, possibili escalation commerciali e instabilità politica influenzeranno in modo sempre più rilevante le decisioni di internazionalizzazione delle imprese. In questo contesto, la capacità delle imprese di integrare valutazioni geopolitiche nelle proprie scelte strategiche diventa cruciale per preservare competitività e resilienza. Inoltre, la recente notizia relativa alla sospensione dell’accordo UE–USA evidenzia come la geopolitica possa generare shock improvvisi nei flussi commerciali, sottolineando l’urgenza di adottare strumenti di gestione del rischio.