Sanzioni UE e rapporti Italia-Russia: la vulnerabilità dei distretti produttivi del made in Italy

Milano, Bologna e Vicenza tra le province maggiormente esposte

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Come già raccontato nell’articolo Relazioni commerciali italo-russe: stato attuale e prospettive, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la conseguente escalation delle tensioni geopolitiche tra il fronte degli alleati e quello russo restituisce un quadro di notevole incremento dei rischi per gli operatori internazionali.
La drammaticità degli eventi di guerra a cui stiamo assistendo e le terribili perdite umane ha infatti portato a una “durissima” risposta occidentale, che mina a ridurre la capacità della Russia di operare globalmente e a ridimensionare significativamente l’integrazione finanziaria, economica e commerciale dei due schieramenti.
I pacchetti di misure restrittive approvate dalla UE infatti includono:

  • sanzioni individuali che, per il momento, interessano 702 individui e 53 entità, tra cui il presidente Vladimir Putin, il Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov e i membri della Duma di Stato russa che hanno votato a favore del riconoscimento delle regioni di Donetsk e Luhansk. Per questi soggetti è stato predisposto il congelamento dei beni e il divieto di entrata e transito in territorio UE, così come il divieto per i residenti UE di mettere fondi a disposizione delle persone ed entità inserite in elenco;
  • sanzioni finanziarie al fine di limitare la capacità della Russia di accedere ai servizi, ai mercati finanziari e ai capitali dell'UE. In particolare, l’UE ha vietato tutte le operazioni con la Banca centrale russa, la vendita e il trasferimento di banconote denominate in euro a qualsiasi entità fisica e giuridica e ha bloccato l'accesso a SWIFT a sette istituti finanziari russi, definiti “chiave”. Tali misure hanno avuto conseguenze immediate sulla solvibilità complessiva del sistema finanziario locale, sulla stabilità del cambio dollaro Usa/Rublo e sulla capacità delle imprese russe di operare globalmente. Le nuove sanzioni hanno infatti causato un forte deprezzamento della valuta e limitato le opportunità per la Russia di attingere alle sue riserve in oro e valuta straniera. Inoltre, l’esclusione dallo SWIFT, sistema internazionale di pagamenti e fondamentale affinché vadano a buon fine i pagamenti tra controparti estere, limita fortemente la capacità delle imprese di esportare e importare;
  • restrizioni nelle relazioni economico-commerciali
  • attraverso un ban all’import europeo di prodotti provenienti dalla regioni di Donetsk e Luhansk e attraverso il divieto di esportazione di beni e tecnologie UE destinate ai settori di raffinazione del petrolio, aeronautico e spaziale e di difesa e sicurezza; oltre a ampliare le restrizioni sulle esportazioni di beni e tecnologie a duplice uso. La volontà europea era infatti quella di colpire i principali settori strategici dell’economia russa, impedendone un’avanzata tecnologica. In queste misure sono compresi prodotti come i semiconduttori o beni high-tech;
  • divieto di sorvolo dello spazio aereo dell'UE e di accesso agli aeroporti dell'UE da parte di vettori russi di ogni tipo;
  • divieto di trasmissione nell'UE per i media statali Russia Today e Sputnik e limitazione nelle politiche in materia di visti per diplomatici, funzionari e imprenditori.
  • A queste si aggiungo le sanzioni individuali ed economiche prese nei confronti della Bielorussia.

    Data la portata “massiva” delle sanzioni in essere, i rischi per le imprese europee, e in particolare per quelle italiane, appaiono generalizzati.
    Sotto il profilo finanziario, una delle maggiori criticità risiede nell’esposizione di crediti con controparti russe, sia per operazioni di import/export che di trade finance. Pochi giorni fa, SACE, Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero, ha infatti annunciato la sospensione temporanea dell’assunzione di nuovi rischi per l’attività di export credit in Russia e in Bielorussia, attivando un tavolo di crisi trasversale.

    La classifica della regioni italiane maggiormente attive sul mercato russo

    Nei primi nove mesi del 2021, la Russia ha assorbito complessivamente circa l’1.5% dell’export italiano totale, con un quota rilevante dei settori di moda-abbigliamento, arredo, chimica-farmaceutica e meccanica strumentale. Nella classifica delle province maggiormente esportatrici verso il mercato russo ritroviamo, infatti, i principali centri di specializzazione produttiva dei comparti appena citati, come riportato dal grafico che segue.

    Fig.1 - Distretti maggiormente esportatori verso la Russia (gen-set 2021)

    Fonte: Elaborazioni ExportPlanning.

    Con un valore di export superiore ai 690 milioni €, Milano risulta essere il distretto produttivo con i maggiori rapporti commerciali con il mercato russo sul panorama nazionale, in virtù della rilevanza delle esportazioni di Sistema Moda, Chimico-farmaceutico e della Meccanica. Per la provincia, infatti, la Russia rappresenta circa il 2.1% delle esportazioni complessive, segnalando un'esposizione relativamente maggiore rispetto alla media nazionale.
    A seguire ritroviamo la provincia di Bologna, per la quale il peso del mercato russo aumenta, contando il 2.6% dell'export complessivo. In questo caso è soprattutto il comparto metalmeccanico a risultare quello più esposto, in virtù delle vendite diretta al mercato di autoveicoli (70 milioni € nel periodo gen-set 2021) e della meccanica strumentale, in primis del comparto packaging.
    A chiudere la classifica dei top three, la provincia di Vicenza per le vendite di prodotti in metallo e plastica, e di meccanica strumentale.
    Complessivamente, sul fronte delle esportazioni territoriali, il peso del mercato russo risulta essere comunque relativamente modesto, sebbene alcuni distretti appaiano maggiormente esposti rispetto ad altri.

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    Naturalmente, sebbene il focus di questo contributo sia l’export dei prodotti italiani sul mercato russo, non va dimenticato che un ulteriore canale di trasmissione degli shock negativi sia costituito dalla rilevanza della Russia in qualità approvvigionatore, in primis di gas naturale, ma anche di altre materie prime (sebbene la dipendenza delle imprese italiane risulti largamente inferiore rispetto al caso del gas); si tratta, soprattutto, di metalli non ferrosi e fertilizzanti. A queste si aggiungono, inoltre, le limitazioni finanziarie imposte alle imprese europee, che colpiranno le imprese multinazionali con partecipazione nel Paese.
    Non va, infine, dimenticato il ruolo che il blocco delle riserve in valuta estera della Banca Centrale Russa imposto dagli alleati avrà sull'economia russa e sul potere d'acquisto dei cittadini russi, con un tasso di interesse che si è più che raddoppiato e un crollo del rublo senza precedenti.