Agroalimentare: il Made in Italy in Nord America

In forte crescita le esportazioni del Belpaese, ma l’export di qualità è appannaggio dei francesi

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Il comparto agroalimentare è uno di quei settori che nell’ultimo decennio ha sperimentato una crescita significativa: tra il 2009 e il 2021, infatti, la domanda mondiale di beni confezionati e bevande ha sperimentato un aumento medio annuo del 5.5%, a fronte di una crescita della domanda mondiale di manufatti del 4%. A essere cresciuto maggiormente è stato soprattutto il commercio mondiale di fascia più alta, che è passato dal rappresentare circa il 7% della domanda mondiale ad avere un peso quasi doppio nel 2021, a discapito della fascia bassa e medio bassa.

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning - Reporting Tool.

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La centralità della domanda nordamericana

In un quadro di aumento sostenuto della domanda mondiale del comparto, un ruolo di assoluta centralità è rivestito dal mercato nordamericano, che nel 2021 si stima abbia rappresentato circa il 12% delle importazioni complessive mondiali. I mercati di Canada e Stati Uniti sono fortemente attrattivi per i prodotti agroalimentari, testimoniando una particolare predilezione per i prodotti di alta qualità. Come mostrato dal grafico che segue, infatti, le due economie di collocano nella parte alta della rappresentazione, testimoniando una disponibilità a pagare un prezzo mediamente elevato tra i diversi mercati.

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning - Reporting Tool.

In questo quadro l’Italia, terzo player mondiale del settore, è riuscito a ritagliarsi spazi di mercato sempre più significativi, arrivando a essere, insieme alla Francia, un leader indiscusso di settore, configurandosi come un player che opera per strategie di differenziazione.
Negli ultimi cinque anni, rispetto agli altri partner europei, il Belpaese ha registrato un incremento significativo delle proprie esportazioni, sostenuto anche dagli accordi di libero scambio e da missioni Paese ad hoc. Tale risultato risulta particolarmente evidente per il mercato canadese, col quale è in essere un FTA di ultima generazione, che tutela le indicazioni geografiche tipiche.

Export agroalimentare in Nord-America


USA

CANADA

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning - Reporting Tool.

Tuttavia, la quota relativa di export di qualità delle vendite estere detenuta dall'Italia in Nord America non è ancora paragonabile a quella dei cugini francesi. Il risultato riflette soprattutto il differente posizionamento dei due paesi nel principale comparto di esportazione: il vino.

Focus settoriale: bevande alcoliche

Come mostrato dal grafico seguente, la quota relativa di import di qualità della Francia stacca sensibilmente quella italiana, sia sul mercato USA che su quello canadese. Questo perché il prezzo medio unitario pagato dai mercati per il vino francese è sensibilmente più elevato di quello pagato per il vino italiano. Si pensi che per lo champagne francese il prezzo medio unitario si attesta sui 15 euro/kg, contro i soli 4 euro/kg di quello italiano.

Bevande alcoliche


USA

CANADA

Fonte: Elaborazioni ExportPlanning - Reporting Tool.

Conclusioni

Il settore agroalimentare è sicuramente in costante crescita negli ultimi anni e si è dimostrato fra i più resilienti durante la pandemia di Sars-Cov-2. Il mercato nordamericano offre grande attrattiva e risulta essere una delle principali destinazioni dell’export made in Italy di fascia medio alta. Tuttavia le imprese del Belpaese non sembrano ancora godere dello stesso posizionamento di mercato dei cugini d’Oltralpe, ai quali il mercato riconosce un prezzo medio unitario maggiore in virtù del loro posizionamento sul segmento delle bevande alcoliche. In questo quadro, un ulteriore fattore di minaccia è rappresentato dal fenomeno dell’italian sounding, cioè il tentativo di imitare nel nome e nelle etichette i nostri prodotti di eccellenza. La tutela delle eccellenze italiane passa anche attraverso accordi bilaterali di nuova generazione, che prevedono la tutela dei prodotti italiani DOP e IGP, garantendo l’autenticità della provenienza.