Accordo UE–Mercosur: il nuovo quadro tariffario per le imprese italiane

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Dal 1° maggio è entrato in applicazione provvisoria l’Accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur. L’attivazione della fase provvisoria è avvenuta a seguito del completamento del processo di ratifica da parte di Argentina, Brasile e Uruguay nei mesi precedenti, cui si è aggiunto il via libera del Paraguay.

Il 6 dicembre 2024 l’Unione europea e i Paesi del Mercosur – dopo un percorso negoziale lungo oltre 25 anni - avevano infatti raggiunto un’intesa politica per la conclusione dell’accordo, uno dei partenariati commerciali più estesi e ambiziosi mai negoziati dall’UE.
Come raccontato nel precedente articolo L'accordo Mercosur ed il caso Brasile, l’intesa si articola in due strumenti giuridici paralleli: l’accordo di partenariato UE-Mercosur (EU-Mercosur Partnership Agreement - EMPA), che combina dialogo politico e di cooperazione, e quello strettamente commerciale interinale (Interim Trade Agreement, ITA), che disciplina gli impegni commerciali e di investimento e funge da strumento autonomo fino all’entrata in vigore dell’intero accordo di partenariato1.

Cosa prevede l’attuazione dell’Interim Trade Agreement

Dal punto di vista degli scambi di beni, l’accordo commerciale prevede un’ampia e progressiva eliminazione delle barriere tariffarie: nell’arco di dieci anni, i Paesi del Mercosur procederanno infatti alla liberalizzazione del 90% delle importazioni europee di beni industriali e del 93% dei prodotti agricoli.
D'altro canto, l’UE si impegna alla completa apertura delle importazioni manifatturiere provenienti dal Mercosur, con una liberalizzazione secondo un calendario di riduzione tariffaria per i prodotti agricoli. Per questo comparto l’UE ha infatti mantenuto un approccio più prudente: nel caso delle importazioni europee di carni bovine, suine e pollame il processo di liberalizzazione sarà regolato da un sistema di quote (TRQ) e di clausole di salvaguardia, a fronte di standard sanitari coerenti a quelli in essere nell’area UE.

Come anticipato, i principali prodotti dell’export europeo saranno soggetti a un processo di liberalizzazione graduale, con l’azzeramento dei dazi che avverrà progressivamente nell’arco di un periodo compreso tra i 6 e i 18 anni, a seconda delle categorie merceologiche coinvolte.
In questo contesto, la disponibilità all’interno del Sistema Informativo ExportPlanning delle tariffe attualmente in vigore consente di fotografare con precisione lo stato dell’accordo all’anno zero di applicazione, offrendo una base di riferimento aggiornata per analizzare l’evoluzione del regime tariffario per l’Italia e per gli altri principali esportatori dell’Unione europea nelle diverse fasi della sua implementazione.

Le esportazioni italiane in Mercosur

Un aspetto chiave dell’accordo commerciale riguarda la capacità di aumentare la competitività delle esportazioni italiane in un’ampia area di mercato, che vanta 780 milioni di consumatori. Pur a fronte dell’ampio potenziale, l’area dell’America Latina si caratterizza per significative barriere all’entrata per gli esportatori italiani, ed europei in generale.
La tabella che segue consente di ricostruire in modo più preciso lo stato attuale degli scambi del nostro Paese verso i quattro paesi che compongono l’area, riportando il valore dell’export in euro registrato a consuntivo 2025.

Tab.1 – Esportazioni italiane verso MERCOSUR per industry
(milioni €, dati 2025)

Descrizione Industry Brasile Argentina Uruguay Paraguay Tot. Mercosur
Componenti per i mezzi di trasporto710120283862
Componenti meccaniche ed ottiche599159166780
Prodotti e strumenti per la salute522801616768
Macchine e impianti per i processi industriali5321511512709
Beni intermedi chimici511801510616
Beni intermedi in metallo3655052422
Materie prime industriali3145883382
Strumenti e attrezzature per l'industria29174105380
Prodotti finiti per la persona241713525371
Alimentari confezionati e bevande29830198355
Elettrotecnica2174983277
Altro95326472211 309
Totale 5 553 1 186 392 104 7 231

Il Brasile rappresenta chiaramente il principale mercato di destinazione dell’export italiano nell’area Mercosur, assorbendo oltre il 76% delle esportazioni complessive. Questo dato evidenzia il ruolo centrale del paese all’interno della regione, sia in termini di dimensione del mercato sia quale porta di accesso all'intera area.
Le esportazioni italiane verso il Brasile risultano trainate soprattutto da comparti a maggiore contenuto tecnologico e industriale, come le componenti per mezzi di trasporto e meccaniche, oltre a macchinari e beni intermedi industriali, che rappresentano il nucleo principale dei flussi; da citare inoltre anche le esportazioni italiane verso il Paese di Farmaci e altri prodotti per la Salute.

Nell'area seconda per rilevanze è l’Argentina, che tuttavia assorbe una quota inferiore di export made in Italy rispetto al Brasile. Il profilo settoriale argentino appare però più bilanciato: accanto ai beni industriali e alle componenti meccaniche, emergono anche flussi importanti in prodotti finiti per la persona, prodotti e strumenti per la salute e macchinari, a indicare una domanda più diversificata.

Più distaccati risultano invece Uruguay e Paraguay. L’Uruguay mostra una presenza relativamente più significativa nei settori dei prodotti e strumenti per la salute e dei beni finiti per la persona, mentre rimane marginale negli altri comparti industriali. Il Paraguay rappresenta invece il mercato più piccolo dell’area, con flussi contenuti e distribuiti su poche categorie.

Tariffe applicate all’export italiano: confronto pre e post 1° maggio

Andiamo quindi ad approfondire lo stato delle tariffe e le novità introdotte dall’accordo nel suo primo anno di applicazione. La tabella che segue riporta, per ciascun settore industriale, le aliquote tariffarie prima e dopo l’approvazione, al 1° maggio, e che saranno in vigore per tutto il 2026.

Tab.2 – Le nuove aliquote tariffarie
(aliquota %)

Descrizione Industry Brasile Argentina Uruguay Paraguay
PRE POST PRE POST PRE POST PRE POST
Componenti per i mezzi di trasporto 14.5 10.3 13.8 12.9 15.3 12.9 1.9 1.8
Componenti meccaniche ed ottiche 12.1 11.5 14.0 12.9 5.7 5.2 6.7 6.2
Prodotti e strumenti per la salute 4.9 1.9 7.1 6.4 3.5 0.4 2.9 2.6
Macchine e impianti per i processi industriali 7.5 6.9 7.1 6.7 0.2 0.2 0.0 0.0
Beni intermedi chimici 8.8 7.8 11.4 10.4 9.6 8.3 7.5 6.8
Beni intermedi in metallo 13.3 12.6 14.8 13.6 13.4 12.4 8.5 7.9
Materie prime industriali 6.9 6.2 7.7 7.0 5.6 5.0 5.2 4.6
Strumenti e attrezzature per l'industria 7.4 6.3 11.1 10.3 3.2 2.9 1.8 1.6
Prodotti finiti per la persona 22.2 20.7 22.8 21.6 17.4 16.4 9.5 9.0
Alimentari confezionati e bevande 13.9 13.0 20.8 19.6 14.3 13.0 15.3 13.8
Elettrotecnica 11.6 10.3 9.7 8.9 8.3 7.5 8.2 7.9
Altro 11.5 10.0 14.0 12.6 8.5 7.2 9.9 8.1

Come anticipato, dal confronto pre e post accordo emerge un quadro di progressiva liberalizzazione per i beni italiani, con alcune variazioni al ribasso delle aliquote, degne di nota:

  • tra le riduzioni delle aliquote tariffarie più significative già all'anno 0, per Brasile e Uruguay si segnala la riduzione sperimentata soprattutto nel Comparto delle componenti per i mezzi di trasporto, prima voce dell'export italiano verso l'area;
  • si segnala inoltre la variazione delle tariffe in essere sui Prodotti e Strumenti della Salute, anche in questo caso particolarmente significativa per Brasile e Uruguay.

In generale, tuttavia, i principali prodotti dell’export italiano (ed europeo)sono soggetti a un percorso di abbattimento tariffario graduale, con tempistiche di azzeramento comprese tra i 6 e i 18 anni, a seconda della tipologia di bene e del livello di sensibilità del settore coinvolto. Tale approccio differenziato riflette la volontà di calibrare l’apertura commerciale in modo progressivo e sostenibile, tenendo conto delle asimmetrie produttive tra le economie firmatarie dell’accordo. L’obiettivo è infatti quello di consentire un’apertura del mercato controllata e prevedibile, evitando shock competitivi immediati per i comparti più esposti alla concorrenza straniera.

Conclusioni

L’Accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur rappresenta una delle più rilevanti aperture strategiche degli ultimi decenni per le imprese italiane ed europee, non tanto per gli effetti immediati, quanto per le dinamiche competitive che è in grado di attivare nel medio-lungo periodo. La progressiva riduzione delle barriere tariffarie e l’ampliamento di un mercato potenziale di circa 780 milioni di consumatori offrono infatti un quadro di opportunità significativo, che tuttavia richiede una presenza tempestiva e strutturata da parte degli operatori europei.

In questo senso, la gradualità del processo di liberalizzazione non deve essere interpretata come un elemento di minore rilevanza strategica, ma piuttosto come un orizzonte temporale che consente alle imprese di posizionarsi progressivamente. La presenza di concorrenti già attivi o pronti a entrare nei mercati del Mercosur rende infatti cruciale il presidio precoce delle relazioni commerciali e delle quote di mercato, anche in settori nei quali la piena riduzione dei dazi avverrà solo nel corso dei prossimi anni.

Allo stesso tempo, la struttura asimmetrica delle riduzioni tariffarie e la presenza di tempistiche differenziate tra i 6 e i 18 anni per i principali prodotti dell’export europeo ed italiano evidenziano la necessità di una lettura fine dell’accordo, attenta alle specificità settoriali e alle traiettorie di apertura dei singoli mercati dell'area. Strumenti analitici aggiornati risultano fondamentali per monitorare l’evoluzione del quadro tariffario.

Tutte le informazioni relative alle tariffe applicate nell’ambito dell’Accordo UE–Mercosur sono disponibili e costantemente aggiornate all’interno del Sistema Informativo ExportPlanning.

1. Attualmente l Parlamento europeo ha sospeso il processo di approvazione dell’accordo di partenariato, aprendo un confronto politico focalizzato in particolare sulle garanzie ambientali e sulla tutela dei settori agricoli sensibili.