Commercio mondiale sempre più resiliente?
Nonostante l’aumento dei rischi geopolitici, gli scambi globali di beni rafforzano la propria traiettoria di crescita nel primo semestre 2026
Pubblicato da Marzia Moccia. .
Congiuntura Dove esportare Mercati esteri Incertezza Made in Italy Guerra commerciale Congiuntura Internazionale
Quando sembrava che il mondo si stesse adattando al “new normal” della progressiva frammentazione del sistema multilaterale, accelerata dalla svolta protezionistica dell’amministrazione Trump nel corso del 2025, il 2026 si è aperto con un nuovo fronte di instabilità per l’economia mondiale: lo scoppio della guerra in Medio Oriente.
Il conseguente aumento dell’incertezza geopolitica ha determinato un marcato rialzo del Geopolitical Risk Index, che nel mese di marzo è tornato su livelli prossimi a quelli registrati all’inizio del 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Nonostante il complesso quadro internazionale, il commercio mondiale di beni ha finora mostrato una significativa capacità di tenuta, mantenendo un profilo di crescita superiore alle attese. I dati aggiornati al primo semestre 2026, disponibili nell’ambito del Sistema Informativo ExportPlanning, consentono infatti di documentare come, a fronte di un contesto caratterizzato da elevata incertezza e da un aumento dei rischi geopolitici, gli scambi globali di beni non abbiano perso slancio, irrobustendo nel corso del secondo trimestre la propria traiettoria di crescita.
Il primo semestre del commercio mondiale
In Fig. 1 viene riportata la serie delle variazioni tendenziali sui dati mensili relativi agli scambi mondiali di manufatti a prezzi costanti, ossia al netto delle oscillazioni dei prezzi e dei tassi di cambio. I dati, raccolti e sistematizzati da ExportPlanning, sono confrontati con quelli del Central Planning Bureau, istituto che elabora a sua volta informazioni sugli scambi internazionali di beni.
Fig.1 - Dinamica mensile degli scambi a prezzi costanti: gen.2022 - giu.2026
(dati CPB vs dati ExportPlanning, variazione tendenziale su dati mensili)
Fonte: ExportPlanning
Abbiamo avuto già modo di evidenziare come il 2025 sia stato un anno di sostanziale resilienza del commercio mondiale di beni, che ha segnato una crescita complessiva dell’ordine del 6% a prezzi costanti.
Un elemento di particolare rilievo emerge dall’analisi congiunturale più recente: i dati relativi al primo semestre 2026 mostrano un relativo irrobustimento di tale dinamica. In particolare, i modelli di nowcasting sviluppati da ExportPlanning permettono di stimare, per i primi sei mesi del nuovo anno, una crescita tendenziale della domanda mondiale pari a circa al 8% a prezzi costanti.
L’irrobustimento della crescita è confermato anche dalla dinamica in termini nominali degli scambi di beni, sia in euro che in dollari: la domanda mondiale - misurata in termini di importazioni del mondo - registra una crescita nel primo semestre del 12% in dollari, pari al 6% in euro.
Fig.2 - Dinamica mensile degli scambi di beni in valore: gen.2022 - giu.2026
(dati CPB vs dati ExportPlanning, variazione tendenziale su dati mensili)
Fonte: ExportPlanning
A fronte del risultato aggregato emerge tuttavia un quadro sottostante caratterizzato da una crescente polarizzazione degli scambi internazionali. Tale fenomeno si manifesta sia a livello settoriale, sia sotto il profilo geografico.
Sul piano settoriale, la crescita complessiva appare fortemente concentrata in alcuni comparti trainanti, in particolare quelli legati alla domanda di beni ICT, alle applicazioni per l’Intelligenza Artificiale e agli investimenti associati alle transizioni digitale e green. A ciò si aggiunge il contributo derivante da quella che sembra configurarsi come la prosecuzione di un ciclo di ricostituzione delle scorte, elemento che sta sostenendo in misura significativa la dinamica degli scambi globali (si veda in merito l’articolo Congiuntura Mondiale: i risultati degli scambi internazionali nel 2° trimestre 2026).
Anche dal punto di vista geografico, la dinamica aggregata riflette contributi profondamente differenziati tra le diverse aree economiche, con traiettorie disallineate sia in termini di intensità della crescita sia di posizionamento all’interno del ciclo economico. Tale divergenza evidenzia una crescente frammentazione dei percorsi di sviluppo della domanda internazionale, con una distribuzione sempre meno omogenea dei fattori di sostegno al commercio mondiale.
La dinamica per aree geografiche
La tabella seguente posiziona le principali aree di importazione mondiale sulla base dei tassi di variazione, a prezzi costanti, delle importazioni registrati nel 2025 e nel primo semestre del 2026. Questa rappresentazione consente una lettura sintetica e immediata delle diverse traiettorie della domanda estera, mettendo in evidenza i differenziali di crescita tra aree geografiche e permettendo di cogliere i più recenti cambiamenti nel ritmo di espansione degli scambi.
Fig.3 – Maggiori aree di importazione mondiali
(variazione tendenziali a prezzi costanti)
Fonte: ExportPlanning
* Nota: Dinamica stimata sulla base dei flussi commerciali mirror, dichiarati dai partner commerciali dell'area.La tabella evidenzia come l’accelerazione della domanda mondiale di beni, osservata nel primo semestre del 2026 rispetto alla dinamica registrata nel 2025, sia principalmente riconducibile al contributo dell’Asia. In particolare, diverse economie dell’area – tra cui Cina, Corea del Sud, Thailandia, Malesia e Indonesia – stanno beneficiando della forte espansione degli investimenti e della domanda associata al ciclo dell’Intelligenza Artificiale, che rappresenta uno dei principali fattori di sostegno alla crescita degli scambi regionali.
La domanda di importazioni dell’Unione Europea mostra invece segnali di continuità, mantenendo una dinamica sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Al contrario, l’area MENA evidenzia un marcato rallentamento, con una contrazione della crescita degli scambi riconducibile anche alle persistenti criticità logistiche nel trasporto marittimo, che stanno incidendo sulla fluidità delle catene di approvvigionamento e sui flussi commerciali della regione.
In Nord America emerge una fase di moderazione della dinamica importativa, principalmente legata al processo di normalizzazione del mercato statunitense dopo la forte espansione registrata nei periodi precedenti. Tale rallentamento appare tuttavia mitigato dalle performance ancora positive delle importazioni di Canada e Messico, che continuano a fornire un contributo favorevole alla domanda regionale.
Anche l’America Latina registra un rallentamento della crescita degli scambi, riflettendo in particolare la minore vivacità della domanda brasiliana, che rappresenta uno dei principali driver economici dell’area.
Conclusioni
La crescita degli scambi di beni prosegue sostenuta, ma si accompagna a una crescente polarizzazione dei contributi settoriali e geografici.
Da un lato, il ciclo tecnologico legato all’Intelligenza Artificiale e agli investimenti nelle transizioni digitale e green continua a rappresentare un importante fattore di traino per la domanda mondiale; dall’altro, le tensioni geopolitiche, le nuove barriere commerciali e le difficoltà logistiche stanno determinando traiettorie di crescita sempre più differenziate tra aree e mercati.
Il commercio mondiale, quindi, non mostra segnali di arretramento, ma evolve in un contesto più frammentato, nel quale la capacità di cogliere le opportunità offerte dai nuovi driver della domanda internazionale diventa un elemento sempre più rilevante per la competitività delle imprese.
In questo scenario, qual è il posizionamento dell’Italia? Quali mercati stanno sostenendo la crescita del nostro export e quali opportunità emergono per le imprese italiane?
Ne parleremo al TEM MEETUP “Esportazioni italiane tra dazi e geopolitica” di TEM PLUS Giovedì 30 luglio.