Rupia indiana: un aggiornamento

Storico surplus delle partite correnti e ritorno degli investitori sembrano spingere la valuta verso una fase di ripresa

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Una delle valute fluttuanti dell’area asiatica che più si è deprezzata nei confronti del dollaro dall’inizio dell’anno è la rupia indiana, con una caduta del 5.4%. In particolare, si nota dal grafico di seguito un significativo deprezzamento nel mese di marzo, relativo allo shock pandemico, che ha portato la valuta dall’ordine di grandezza delle 71.5 rupie per dollaro sulla soglia delle 77.
Superato questo picco, la rupia è entrata in una fase di relativa stabilità; è dalla fine di giugno che sembra invece essere iniziata una fase di recupero (+1.4%), che porterebbe la rupia ad unirsi al trend osservato per altri paesi emergenti.

Tasso di cambio rupia indiana verso il dollaro

Le ragioni della ripresa

Risk sentiment. Sono diversi i fattori che possono supportare uno scenario di ripresa per la valuta: in primo luogo il ritorno in campo del risk sentiment, elemento che la rupia condivide con le altre valute emergenti. La propensione degli investitori al rischio non risulta però, da sé, sufficiente per giustificare la dinamica delle rupia: come suggerisce il tasso di cambio del dollaro, ormai termometro dell’avversione al rischio, il ritorno dell’appetito per il rischio è ormai in campo dalla seconda metà di maggio.
È quindi necessario allargare lo sguardo per considerare alcuni fattori specifici per l’India.

Bilancia dei pagamenti. Un elemento chiave da considerare per l’analisi della valuta indiana è la bilancia dei pagamenti. L’India tende a presentare deficit delle partite correnti a causa di un deficit dal lato merci, che non riesce ad essere completamente compensato dal surplus dal lato dei servizi.
Sembra però che nel 2020, con l’avvento dell’epidemia di Covid-19, i dati mostrino alcune novità. Secondo le informazioni rilasciate dalla Reserve Bank of India per il I trimestre 2020, nel periodo considerato l’India ha infatti registrato un marginale surplus in termini di partite correnti (+0.6 miliardi di dollari), cifra comunque significativa se confrontata con gli usuali deficit. Un contributo significativo in questa inversione di tendenza viene dal minor deficit commerciale, in miglioramento del 2.5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Lo shock generato dall’epidemia sul commercio estero indiano ha esacerbato, nei mesi di aprile e maggio, questa inversione di rotta: gli ultimi dati rilasciati dal Ministry of Commerce and Industry del governo indiano segnalano infatti come nel periodo aprile-maggio le esportazioni siano calate del 33.66% e le importazioni del 48.31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un surplus commerciale complessivo di 4.37 miliardi di dollari.
Se quindi la presenza di un trade surplus può sembrare una notizia positiva, quantomeno per la valuta poiché pone meno pressione su di essa, in realtà fornisce un segnale allarmante per l’economia indiana nel suo complesso, suggerendo una forte contrazione, in particolare a livello di domanda interna, come segnalato dal crollo dell’import.

Flussi di portafoglio. Un altro elemento che sta supportando la valuta è il ritorno dei capitali esteri, dopo la caduta verificatasi con lo shock Covid, come si nota dal grafico di seguito.

India: Flussi di portafoglio esteri netti

Da notare, però, che l’ottimismo che sta guidando la ripresa dei flussi di capitale non è solidamente supportato da notizie economiche confortanti, dato lo stallo dell’economia reale. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente rivisto le previsioni sull’economia per il 2020 al -4.5%, in uno scenario in cui il rischio Covid rimane ancora sulla scena. In India, infatti, i casi confermati sono tuttora in fase ascendente e il paese risulta, allo stato attuale, il terzo paese più colpito al mondo, dopo Stati Uniti e Brasile.

India: Nuovi casi confermati Covid-19

Fonte: Covid19Lab.
covid india

Azione Reserve Bank of India. Un ultimo elemento da segnalare nell’analisi della dinamica della rupia è l’azione della Reserve Bank of India (RBI). Secondo gli analisti, se la RBI negli ultimi mesi non avesse agito acquistando dollari, la rupia avrebbe registrato un maggiore rafforzamento. I dati sulle riserve mostrano infatti una crescita da maggio, che le ha portate a toccare la soglia dei 513.25 miliardi di dollari a inizio luglio, un livello di massimo storico.
La RBI sembra infatti intenzionata ad accrescere il suo stock di riserve, date le sfide che si prospettano all’orizzonte. Se quindi la sua attuale azione pone un freno al rafforzamento della valuta, mantenendola competitiva in una fase critica, al tempo stesso l’operato della RBI sembra mirare a costruire un buffer che possa essere utilizzato contro eventuali deprezzamenti futuri, con l’obiettivo di garantire stabilità finanziaria.