Dazi USA ed export italiano: un anno dopo, tra tenuta e nuove pressioni
Pubblicato da Marzia Moccia. .
Congiuntura Mercati esteri Incertezza Made in Italy Guerra commerciale Congiuntura InternazionaleSin dal suo insediamento, l’amministrazione americana ha rilanciato con forza il ritorno a una politica protezionistica più stringente, con l’obiettivo duplice di rafforzare la capacità produttiva della manifattura USA e riequilibrare il deficit della bilancia commerciale del Paese.
La stretta tariffaria introdotta dalla seconda amministrazione Trump è intervenuta in una fase in cui gli esportatori italiani stavano consolidando la propria posizione sul mercato statunitense. Gli Stati Uniti rappresentano infatti un partner storico per il Belpaese e, dal 2022, sono diventati la seconda destinazione dell’export nazionale. A oltre un anno dal "Liberation Day", appare quindi utile interrogarsi quali siano stati gli effetti fin qui delle misure introdotte sulle esportazioni italiane.
Partendo dal quadro complessivo, il grafico seguente evidenzia i tre principali mercati di destinazione dell’export italiano, mettendo in luce come, anche nella fase più recente, gli Stati Uniti abbiano mantenuto una posizione di assoluta centralità per le imprese italiane, riducendo ulteriormente il divario rispetto alla Germania.
In particolare, nel primo trimestre del 2026, a fronte di una dinamica ancora complessa delle vendite verso Germania e Francia, gli Stati Uniti sono diventati il primo mercato di destinazione dell’export italiano.
Fig.1 - Maggiori mercati di destinazione dell’export italiano
Fonte: ExportPlanning
Gli effetti sulle esportazioni italiane verso gli USA
Al netto delle dinamiche congiunturali, nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno evidenziato una dinamica complessivamente resiliente, con una tenuta superiore rispetto alla media dell’Unione europea. La performance complessiva risulta tuttavia eterogenea e richiede una lettura per fasi temporali.
La tabella seguente presenta la performance delle esportazioni italiane verso il mercato statunitense, ordinate per rilevanza economica, e ne evidenzia la dinamica reale (a prezzi costanti) in quattro periodi chiave:
- la variazione media annua del 2025;
- la variazione registrata tra aprile e luglio, fase successiva al Liberation Day ma antecedente all’entrata in vigore dell’accordo;
- la variazione nel periodo agosto–dicembre;
- l’andamento nei primi tre mesi del nuovo anno.
Tab.1 - Maggiori industrie di export ITA verso USA
(variazioni a prezzi costanti)
| Industry | Valore Export ITA (Mld €, '25) |
Var.% '25 | Var.% Apr-Lug '25 |
Var.% Aug-Dec '25 |
Var.% Gen-Mar '26 |
|---|---|---|---|---|---|
| Prodotti e strumenti per la salute | 17 | 57.9 | 73.6 | 36.6 | 39.9. |
| Prodotti finiti per la persona | 10 | 0.1 | 1.3 | 0.1 | 1.5 |
| Mezzi di trasporto e per l'agricoltura | 8 | 4.9 | -11.8 | 44.5 | 15.7 |
| Alimentari confezionati e bevande | 7 | -1.7 | 0.9 | -10.4 | -14.1 |
| Componenti meccaniche ed ottiche | 4 | 15.6 | 11.6 | 25.3 | 14.4 |
| Macchine e impianti per i processi industriali | 3.8 | -10.5 | -3.0 | -13.5 | 11.0 |
| Elettrotecnica | 2.4 | 2.8 | 0.9 | 0.7 | -3.4 |
| Strumenti e attrezzature per l'industria | 2.1 | 2.2 | -5.0 | 9.4 | -1.4 |
| Componenti per i mezzi di trasporto | 2.3 | 0.8 | -2.7 | 18.2 | 9.3 |
| Materie prime industriali | 2.1 | -20.8 | -0.9 | -21.9 | -12.4 |
| Beni intermedi chimici | 1.9 | -6.1 | -9.5 | -3.9 | -6.4 |
| Altro | 12.6 | 2.3 | 3.4 | 1.6 | -4.1 |
| TOTALE | 76.7 | 10.5 | 12.1 | 11.0 | 11.5 |
Fonte: ExportPlanning
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Il principale comparto dell’export italiano verso gli Stati Uniti, Prodotti per la salute e Farmaceutica, registra la performance più solida dell’intero periodo, sostenuta dalla forte integrazione delle filiere produttive e da un contesto regolatorio ancora caratterizzato dall’assenza di tariffe. Si tratta inoltre del settore con la crescita più dinamica, ulteriormente rafforzatasi nei mesi più recenti e superiore anche alla media europea.
Tra i beni di consumo, l’export di Prodotti finiti per la persona mantiene una dinamica sostanzialmente stabile, confermando una buona capacità di tenuta. Più complessa risulta invece la situazione del comparto Alimentare, il più esposto agli effetti del nuovo contesto tariffario, con una contrazione protrattasi lungo l’intero periodo agosto–marzo. Nel confronto con la media europea, tuttavia, le esportazioni italiane mostrano una migliore resilienza, pur rimanendo in territorio negativo, soprattutto nei primi tre mesi del nuovo anno.
Tra i Beni di investimento, un elemento di particolare interesse riguarda il comparto dei Mezzi di trasporto, inizialmente soggetto a un dazio del 25% e successivamente ricondotto al 15% nell’ambito dell’accordo commerciale USA–UE. La riduzione tariffaria contribuisce a spiegare il miglioramento della dinamica osservato nella seconda parte del periodo analizzato. Segnali di resilienza emergono anche dalla Componentistica automobilistica e dall’Elettrotecnica, comparti sostenuti in alcuni casi da specifiche esenzioni tariffarie, in particolare per le forniture destinate all’industria aerospaziale.
Si conferma inoltre la buona tenuta della Componentistica meccanica e delle Attrezzature per l’industria, mentre il comparto dei Macchinari continua a risentire di una congiuntura internazionale meno favorevole, pur evidenziando segnali di recupero nei mesi più recenti.
L’industria maggiormente penalizzata resta quella delle Materie prime industriali, sulla quale continuano a gravare i dazi settoriali su acciaio, alluminio, rame e relativi derivati, con aliquote fino al 50%. Proprio in questo ambito si inseriscono le principali novità introdotte dal nuovo quadro regolatorio.
Con l’accordo di Turnberry, Stati Uniti e Unione europea hanno infatti fissato un tetto massimo del 15% ai dazi “reciproci” applicati alle esportazioni europee verso il mercato americano. In cambio, l’Unione europea si è impegnata a ridurre le tariffe su numerosi beni statunitensi, completando il relativo iter solo alla fine di maggio, dopo mesi di incertezza alimentata anche dalla sentenza della Corte Suprema americana.
La successiva ratifica dell’accordo da parte dell’Unione europea ha favorito una revisione della disciplina statunitense sui dazi settoriali. In particolare, per alcuni prodotti in acciaio, alluminio, rame e derivati, le importazioni provenienti dall’Unione europea beneficeranno di un’aliquota ridotta al 15% nel periodo compreso tra l’8 giugno 2026 e il 31 dicembre 2027. Si tratta di un elemento destinato a migliorare le prospettive competitive delle imprese italiane attive in queste filiere, pur in un contesto internazionale che continua a richiedere un monitoraggio costante dell’evoluzione delle politiche commerciali e delle condizioni di accesso al mercato statunitense.
Conclusioni
L’export italiano ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese, pur in presenza di una certa eterogeneità tra comparti. Un ruolo determinante è stato svolto dal comparto farmaceutico, che ha continuato a sostenere la crescita delle esportazioni verso gli Stati Uniti grazie all’elevata integrazione delle filiere e all’esenzione dalle misure tariffarie.
A questo si è aggiunta la buona resilienza di ampie componenti dei beni di investimento, mentre le maggiori criticità hanno riguardato il comparto alimentare e alcuni segmenti della meccanica, più esposti alle fasi di rallentamento della domanda e agli effetti del nuovo quadro tariffario.
Nel complesso, l’evoluzione osservata conferma l’importanza di un monitoraggio continuo e sistematico delle dinamiche di mercato, necessario per cogliere in modo tempestivo i cambiamenti del contesto competitivo.
In questo ambito gli strumenti di market intelligence di ExportPlanning consentono di monitorare in modo continuativo il mercato su base mensile e valutare il proprio posizionamento rispetto ai principali competitor internazionali, trasformando i dati in decisioni strategiche.