Deficit commerciale USA alla prova dei dazi: i dati del primo semestre 2026

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Tra l’incertezza divenuta ormai un new normal, le tensioni geopolitiche internazionali e la ridefinizione delle regole del commercio mondiale, gli Stati Uniti si confermano indubbiamente un osservato speciale della congiuntura globale.
L’aggiornamento dei dati di commercio estero statunitensi disponibile nell’ambito del sistema informativo ExportPlanning consente di cogliere le tendenze più recenti dei flussi commerciali USA e di offrire una prima lettura della performance complessiva dell’interscambio nel primo semestre dell’anno.

Bilancia commerciale USA: segnali di correzione?

Partiamo da uno dei temi centrali della narrazione economica dell’amministrazione Trump: il deficit commerciale.

Il grafico seguente riporta il saldo cumulato su dodici mesi della bilancia commerciale statunitense dei soli beni, elaborato a partire dai dati mensili e aggiornato con la pre-stima di giugno 2026. L’utilizzo della cumulata annua consente di depurare l’analisi dalla volatilità tipica dei dati mensili e di evidenziare con maggiore chiarezza la traiettoria di fondo del disavanzo commerciale nella fase più recente.

In una prospettiva di lungo periodo, il grafico evidenzia come, durante il primo mandato Trump, il deficit commerciale statunitense dei beni abbia oscillato attorno ai 1.000 miliardi di dollari. Il disavanzo ha successivamente registrato un marcato deterioramento nel triennio 2021-2023, per poi stabilizzarsi su livelli prossimi ai 1.200 miliardi di dollari.

Fig. 1 – Bilancia commerciale di beni USA
(miliardi $, cumulata annua su dati mensili)

Fonte: ExportPlanning


Concentrando l’analisi sulla fase più recente, l’evoluzione dell’interscambio commerciale statunitense evidenzia dinamiche differenti in relazione ai diversi contesti congiunturali.

A partire dai mesi finali del 2024, in concomitanza con la rielezione di Trump e con il progressivo rafforzamento delle aspettative di una nuova stretta tariffaria, il deficit commerciale ha ripreso ad ampliarsi, raggiungendo un massimo nei primi mesi del 2025. Per interpretare correttamente questa dinamica è necessario considerare i cosiddetti effetti di anticipazione (front-loading): in previsione dell’introduzione di nuovi dazi, molte imprese hanno anticipato gli acquisti dall’estero, determinando un incremento significativo delle importazioni e, in assenza di una corrispondente accelerazione dell’export, un conseguente ampliamento del disavanzo commerciale.
Una volta esaurita questa fase, le importazioni statunitensi hanno intrapreso un percorso di progressiva normalizzazione e rallentamento (linea blu), culminato nel minimo registrato a marzo 2026. I dati più recenti suggeriscono tuttavia un primo segnale di inversione: dopo diversi mesi di contrazione, gli acquisti dall’estero sembrano aver interrotto la fase discendente, mostrando segnali di stabilizzazione e di parziale recupero.

Sul fronte opposto, le esportazioni statunitensi hanno avviato, a partire dalla seconda metà del 2025, un deciso percorso di crescita, ulteriormente sostenuto nei mesi più recenti dal significativo rialzo dei prezzi del petrolio e, più in generale, dei prodotti energetici.

Nel complesso, se nella media del 2025 il deficit della bilancia commerciale dei beni si è mantenuto su livelli sostanzialmente analoghi a quelli del 2024, superiori ai 1 300 miliardi di dollari, i dati relativi ai primi sei mesi del 2026 indicano l’avvio di un graduale percorso di riduzione del disavanzo.

È tuttavia opportuno interpretare questi primi segnali con cautela. Il miglioramento osservato appare infatti ancora sostenuto in misura rilevante da fattori congiunturali, come emerge dall’analisi per macro-comparti, che consente di individuare i principali driver alla base dell’evoluzione recente dell’interscambio statunitense.

Bilancia commerciale USA: la ricomposizione degli scambi

La tabella seguente mette a confronto il saldo commerciale registrato a chiusura del 2024 con quello relativo agli ultimi dodici mesi, evidenziando l’evoluzione dei diversi macro-comparti che compongono l’interscambio statunitense.

Tab. 1 - Deficit commerciale USA per macro-comparto - 2024 vs ultimi 12 mesi

Comparti Saldo commerciale
2024
Saldo commerciale
ultimi 12 mesi (giu25-giu26)
Materie Prime 129 288
Beni Intermedi -338 -275
Beni di Consumo -625 -469
Beni di Investimento -486 -609
Totale -1 320 -1 065
Fonte: ExportPlanning


Le Materie Prime rappresentano l'unico macro-comparto in cui gli Stati Uniti registrano un saldo commerciale strutturalmente positivo, mentre il Paese continua a evidenziare un disavanzo nei Beni Intermedi, nei Beni di Investimento e, soprattutto, nei Beni di Consumo, dove si concentra la quota più rilevante del deficit commerciale.
L'evoluzione più recente conferma solo parzialmente il quadro dello stato del deficit commerciale a fine 2024, mettendo in luce alcune dinamiche di particolare interesse:

  • Materie Prime. Il surplus commerciale è più che raddoppiato rispetto ai livelli di pochi anni fa, grazie soprattutto alla forte crescita delle esportazioni di petrolio e, più in generale, dei prodotti energetici. Il miglioramento registrato nei mesi più recenti riflette sia il rialzo delle quotazioni internazionali degli energetici, che ha sostenuto il valore delle esportazioni, sia l'aumento reale delle forniture statunitensi verso alcuni partner commerciali nell'ambito dei nuovi accordi bilaterali promossi dall'amministrazione Trump.

  • Beni Intermedi e Beni di Consumo. Sul fronte manifatturiero, il miglioramento del saldo commerciale è risultato relativamente contenuto nei Beni Intermedi, mentre appare più significativo nel comparto dei Beni di Consumo, coerentemente con gli effetti delle nuove misure tariffarie e con il progressivo riassorbimento del fenomeno di front-loading, che aveva sostenuto le importazioni nei mesi precedenti.

  • Beni di Investimento. Il miglioramento registrato nei Beni di Consumo è tuttavia quasi interamente compensato dal peggioramento del saldo commerciale nei Beni di Investimento. Tale dinamica riflette il forte aumento delle importazioni di beni collegati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale – in particolare componenti elettroniche, semiconduttori e infrastrutture digitali – che continuano a beneficiare, almeno in questa fase, di assenza di tariffe.

Conclusioni

Nel complesso, i dati suggeriscono che la riduzione del deficit commerciale statunitense osservata nella prima parte del 2026 non sia il risultato di un riequilibrio generalizzato dell’interscambio. Il miglioramento appare infatti fortemente concentrato, mentre la crescente domanda di tecnologie legate all’intelligenza artificiale continua a sostenere il disavanzo nei beni di investimento.
Si tratta quindi di un riequilibrio ancora parziale, la cui tenuta dovrà essere confermata nei prossimi mesi per valutare se rappresenti l’avvio di un’effettiva inversione di tendenza del deficit commerciale americano o, più semplicemente, un aggiustamento determinato da specifici fattori congiunturali.