IMF WEO Update Luglio 2026: equilibrio (precario) tra guerra e tecnologia

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Tabella Previsioni WEO

Lo scorso 8 luglio, il Fondo Monetario Internazionale ha rilasciato il World Economic Outlook Update. Tanto a luglio che a gennaio, il Fondo pubblica, infatti, un aggiornamento per le variabili chiave del suo scenario macroeconomico (diffuso in primavera e in autunno, e disponibile sulla piattaforma ExportPlanning).

Riassumiamo di seguito i punti chiave dell’analisi.

I numeri della crescita globale

Partiamo, innanzitutto, dal PIL mondiale. Dopo una crescita stabile a quota +3.5% tanto per il 2024 che per il 2025, per l’anno in corso il Fondo ha segnalato una revisione al ribasso di 0.1 punti percentuali rispetto alle previsioni dello scorso aprile. Si stima, dunque, una crescita del 3% per il PIL mondiale nel 2026 – di ben mezzo punto percentuale inferiore rispetto alla media del precedente biennio.

Di contro, sono state riviste in modesto rialzo le previsioni di crescita per il 2027 (dal +3.2% al +3.4%); lo scenario risulterebbe quindi sostanzialmente invariato, su base cumulativa, rispetto alle previsioni contenute nel World Economic Outlook dello scorso aprile.

PIL mondiale e per macro-aree: dati storici e previsioni (%)

Dati storici Previsioni Differenza rispetto alle previsioni di aprile 2026
2024 2025 2026 2027 2026 2027
Mondo 3.5 3.5 3 3.4 -0.1 0.2
Economie avanzate 1.9 1.9 1.7 1.8 -0.1 0.1
Economie emergenti e in via di sviluppo 4.5 4.5 3.8 4.5 -0.1 0.3
Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati IMF (World Economic Outlook Update, luglio 2026)

Allo stato attuale, il Fondo ha evidenziato come siano due i principali fattori in gioco, che hanno guidato tali modeste revisioni: da un lato abbiamo infatti gli effetti della guerra in Medio Oriente, che penalizza le prospettive di crescita globali, e dall’altro l’impatto positivo del ciclo tecnologico globale in accelerazione, trainato in primis dai progressi e dalla diffusione sul fronte dell’Intelligenza Artificiale.

L’impatto di tali fattori a livello di paese varia in base alla rispettiva esposizione a questi ultimi: si distingue infatti la performance degli esportatori di energia non coinvolti nella zona del conflitto, da quella delle economie che stanno partecipando all’intensa attività di sviluppo tecnologico. Il cluster attualmente più penalizzato è invece quello dei paesi che importano energia e partecipano limitatamente alla catena del valore tecnologica: parliamo dunque di numerosi paesi a basso reddito.

Dinamiche inflattive riviste al rialzo

Sul fronte dei prezzi, il Fondo prevede un’accelerazione delle relative dinamiche: si passerebbe infatti da un tasso di inflazione del +4.1% su scala mondiale nel 2025, ad un +4.7% del 2026 – incremento legato soprattutto all’aumento dei prezzi energetici e degli alimentari. Si tornerebbe soltanto nel 2027 sotto la soglia del 4%.

Come si nota dal grafico riportato di seguito, le proiezioni per l’inflazione formulate a luglio sono state leggermente riviste al rialzo rispetto all’edizione di aprile, evidenziando come la tendenza alla disinflazione in corso dal 2024 si sia attualmente arrestata.

Inflazione mondiale nelle ultime edizioni del WEO (%)

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati IMF

Un primo bilancio

Provando a tirare le prime conclusioni dell’impatto dello shock della guerra USA-Israele con l’Iran sull’economia mondiale, il Fondo ha evidenziato una performance di maggiore resilienza rispetto alle iniziali previsioni, a fronte di ripercussioni relativamente limitate sui principali canali di trasmissione: parliamo in primis dei prezzi delle materie prime, ma anche delle aspettative di inflazione e delle condizioni finanziarie, rimaste relativamente accomodanti rispetto agli standard storici.

Il Fondo ha inoltre segnalato come la crescita congiunturale del PIL mondiale nel I trimestre 2026 sia stata più alta delle attese di aprile. Ciò risulterebbe parzialmente riconducibile al progressivo aumento della quota delle energie rinnovabili sulla produzione energetica globale, che sta rendendo molte economie meno energivore di quanto non fossero qualche anno fa, e quindi più resilienti ad un aumento dei prezzi dell’energia.

Country focus

Andiamo ora a guardare alle previsioni macroeconomiche formulate per alcuni specifici casi paese.
Partiamo dal caso americano: se per gli Stati Uniti la crescita economica rimane al di sotto dei livelli del 2024, ultimo anno precedente l’avvio della guerra commerciale, le previsioni del PIL formulate a luglio (+2.3% nel 2026, +2.2% nel 2027) sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto ad aprile.
L’attività economica americana risulta infatti sostenuta dalla politica fiscale, da condizioni finanziarie accomodanti, e dal persistere degli investimenti delle imprese nel settore tecnologico, con un impatto limitato della guerra in corso, dato lo status del Paese di esportatore netto di energia.

Ben più debole lo scenario economico dell’area euro, per la quale si prevede una crescita dello 0.9% nel 2026 e dell’1.2% nel 2027. In questo caso, la previsione per il PIL nel 2026 è stata rivista al ribasso di 0.2 punti percentuali rispetto al WEO di aprile, riflettendo un notevole effetto negativo residuo dal primo trimestre, determinato in gran parte dall’Irlanda ma indicativo anche di una dinamica debole altrove. Frena la crescita l’aumento dei prezzi dell’energia, ma anche la limitata fiducia dei consumatori.

Performance poco brillante anche per l’economia britannica dove, secondo le previsioni, l'incremento del PIL dovrebbe attestarsi all’1% nel 2026 (+1.4% nel 2025), per poi riguadagnare parzialmente terreno nel 2027 (+1.3%), a fronte di una progressiva attenuazione dello shock energetico.

Il PIL delle maggiori economie mondiali: dati storici e previsioni (%)

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati IMF (World Economic Outlook Update, luglio 2026)

Guardando agli emergenti, si segnala il caso della Cina: la crescita del PIL del gigante asiatico si stima in rallentamento al +4.6% nel 2026 (+5% nel 2024-2025), penalizzata dall’aumento dei prezzi del petrolio, la protratta incertezza e le difficoltà strutturali.

Spicca invece per dinamismo il caso dell’India, che rimane tra le economie in più rapida crescita, grazie al forte slancio dei consumi privati e all’attività nel settore dei servizi. Rimanendo sempre nell’area asiatica, si segnalano i casi di Malesia (+4.7% nel 2026), Thailandia (+1.9%), Vietnam (+7.5%) e Corea del Sud (+2.6%), che stanno beneficiando dell’attuale dinamismo dell’attività economica sul fronte tecnologico.

Conclusioni

Il complesso scenario internazionale, attualmente gravato in primis dallo shock del conflitto, sta ponendo i policy-maker di fronte a compromessi articolati: l’equilibrio oscilla tra gli obiettivi del contenimento dell’inflazione, il sostegno all’attività economica e la tutela delle famiglie. Al contempo, il forte traino dell’Intelligenza Artificiale sta rappresentando un supporto per l’attività economica, pur esponendo il sistema finanziario a un maggiore rischio di instabilità.
In tale contesto, il compito delle autorità è quello di gestire l’impatto immediato degli shock attuali, ma anche quello di rafforzare, di pari passo, la resilienza a quelli futuri. Ciò richiede, quindi, risposte specifiche per ciascun paese, ma anche sforzi verso una rinnovata cooperazione internazionale.