I trimestre 2026: commercio mondiale tra resilienza e frammentazione

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Dopo il “terremoto” del sistema multilaterale innescato dal ritorno dell’amministrazione Trump, e il significativo aumento delle barriere commerciali introdotte lo scorso anno, la crescita globale si trova oggi ad affrontare un’ulteriore prova legata allo scoppio della guerra in Medio Oriente.
In un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza e dalla crescente esposizione al rischio geopolitico, la disponibilità, nell’ambito del Sistema Informativo ExportPlanning, dei dati sul commercio mondiale aggiornati al primo trimestre 2026, consente di aggiornare il quadro congiunturale degli scambi globali di beni.

I trimestre 2026 del commercio mondiale: segnali di continuità?

In Fig. 1 viene riportata la serie delle variazioni tendenziali sui dati mensili relativi agli scambi mondiali di manufatti a prezzi costanti, ossia al netto delle oscillazioni dei prezzi e dei tassi di cambio. I dati, raccolti e sistematizzati da ExportPlanning, sono confrontati con quelli del Central Planning Bureau, istituto che elabora a sua volta informazioni sugli scambi internazionali di beni.

Fig.1 - Commercio mondiale a prezzi costanti
(variazione tendenziale su dati mensili)

Fonte: ExportPlanning

In primo luogo, come raccontato a più riprese, il 2025 è stato un anno di sostanziale resilienza del commercio mondiale di beni. Pur a fronte di uno scenario internazionale segnato dalla rottura del sistema multilaterale imposta dalle tariffe USA, per lo scorso anno si è stimata una crescita complessiva dell’ordine del 6% a prezzi costanti.

Un elemento di particolare rilievo emerge dall’analisi congiunturale più recente: i dati relativi al primo trimestre 2026 si collocano in sostanziale continuità rispetto al profilo di crescita osservato nel corso del 2025. In tale contesto, i modelli di nowcasting sviluppati da ExportPlanning permettono di stimare, per il primo trimestre 2026, una crescita tendenziale della domanda mondiale pari a circa il 6.5% a prezzi costanti. Questo andamento viene confermato in entrambe le serie di dati, a testimonianza della coerenza e solidità delle evidenze raccolte.

A fronte di questo risultato aggregato, che conferma la resilienza del commercio mondiale, emerge tuttavia un quadro sottostante marcatamente eterogeneo sotto il profilo geografico e settoriale.
La dinamica complessiva degli scambi riflette infatti contributi differenziati tra aree geografiche e settori, con andamenti disallineati sia in termini di intensità della crescita sia di posizionamento ciclico, evidenziando una crescente frammentazione delle traiettorie di sviluppo della domanda internazionale.

Dinamica eterogenea per aree geografiche

La bubble map di seguito posiziona le maggiori economie sulla base dei tassi di variazione a prezzi costanti delle importazioni registrati nella seconda parte 2025 (asse X) e quelli relativi all’ultimo trimestre disponibile (asse Y). Questa rappresentazione fornisce una lettura sintetica e immediata delle dinamiche della domanda estera nelle diverse aree geografiche, consentendo di cogliere i pattern evolutivi più recenti e di individuare eventuali cambiamenti nel ritmo di espansione.

Fig.2 – Mappa dei maggiori importatori mondiali
(variazione tendenziali a prezzi costanti, giu-dic 2025 vs gen-mar 2026)

Fonte: ExportPlanning

La mappa consente di identificare in maniera chiara quattro diversi cluster rilevanti:

1. Mercati che accelerano la crescita (area verde scuro in alto a sinistra)

In questo cluster rientrano i mercati posizionati nel quadrante in alto a sinistra del grafico: si tratta di geografie che stanno registrando un rafforzamento del proprio ritmo di crescita rispetto al secondo semestre del 2025.
All’interno dell’area emergono chiaramente alcune economie asiatiche, in particolare Cina, Indonesia e Corea del Sud. La dinamica positiva è sostenuta non solo dalla domanda di materie prime industriali, ma anche — e soprattutto — dalla crescente richiesta di beni e componenti elettronici.

2. Mercati in crescita (area verde chiaro in alto a destra)

In questo cluster si collocano i mercati posizionati nel quadrante in alto a destra del grafico: si tratta di geografie che stanno registrando un ritmo di espansione della domanda superiore a quella che aveva caratterizzato il periodo giugno-dicembre 2025 e alla media complessiva mondiale.
L’area è composta sia da importanti economie dell’ASEAN, per le quali la crescita della domanda di beni ad alto contenuto tecnologico appare un driver significativo, sia da economie del Vecchio Continente, Regno Unito e Repubblica Ceca, che dal Messico.

3. Mercati in rallentamento (area in giallo in basso a destra)

L’area gialla include le economie il cui ritmo di espansione delle importazioni risulta rallentamento rispetto alla seconda parte dello scorso anno. È un’area altamente presidiata da economie europee, tra cui Germania, Spagna e Polonia, che evidenziano un rallentamento generalizzato, dopo una seconda parte del 2025 di crescita sopra la media di riferimento. Meritano inoltre attenzione i segnali di frenata della Turchia e, in generale, la maggiore debolezza della dinamica delle importazioni di Brasile, Canada e Giappone.

4. Mercati in frenata (area rossa)

Il principale protagonista di quest’area sono gli Stati Uniti. Il primo trimestre del nuovo anno si è aperto con una contrazione delle importazioni a prezzi costanti superiore all’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, accentuando i segnali di rallentamento già emersi a partire dall’estate (per un approfondimento si rimanda all'articolo Tra dazi e incertezza, prosegue il ridimensionamento dell'import USA).
In un contesto di flessione generalizzata, fa eccezione la filiera ICT — ancora non colpita da dazi — che continua a mostrare una dinamica positiva, contribuendo a sostenere la domanda globale del settore.

In termini di sintesi, l’Unione Europea mantiene un’intonazione congiunturale complessivamente positiva, in linea a quanto già registrato nel corso del 2025. È tuttavia l’Asia l’area a maggiore dinamicità, sostenuta in misura rilevante dalla domanda di beni ad alto contenuto tecnologico, in particolare riconducibili ai comparti dell’intelligenza artificiale e dell’elettronica avanzata. Per contro, gli Stati Uniti rappresentano attualmente il principale fattore di freno del ciclo della domanda globale.


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Conclusioni

L’interazione tra scelte di politica estera e dinamiche commerciali si configura come una variabile determinante del quadro macroeconomico 2026, con implicazioni rilevanti per le strategie di crescita delle imprese e di pianificazione degli investimenti commerciali all'estero.
In questo scenario, il monitoraggio continuo delle geografie della domanda diventa elemento chiave per anticipare i mutamenti in atto e orientare decisioni strategiche fondate su evidenze aggiornate. Le condizioni di salute dei mercati — misurate in questa analisi — assumono il ruolo di bussola strategica, permettendo di individuare tempestivamente segnali di accelerazione, rallentamento o inversione del ciclo.

Con l’obiettivo di garantire un presidio costante dei mercati esteri a livello product-specific, ExportPlanning mette a disposizione forniture “on-demand” di dati mensili, personalizzabili in funzione dei prodotti e dei mercati di interesse.