Rapporto export SACE 2026: parola chiave diversificazione
Pubblicato da Alba Di Rosa. .
Pianificazione Mercati esteri Mercati emergenti Made in Italy Internazionalizzazione Incertezza Importexport Dove esportare Asia Export ItaliaLa scorsa settimana, SACE ha diffuso il Rapporto Export 2026, arrivato alla XIX edizione.
Il titolo del rapporto, “RE-AGIRE”, ha fornito già di per sé indicazioni sulla linea generale emersa dalle analisi del gruppo: nell’attuale contesto internazionale fortemente incerto, e strutturalmente più complesso rispetto al passato – segnato da tensioni geopolitiche, barriere commerciali, una significativa riconfigurazione delle catene del valore nonché una crescente competizione sul fronte degli approvvigionamenti strategici – l’invito dell’istituto alle imprese italiane è quello di non restare fermi, quanto piuttosto agire proattivamente per presidiare i mercati internazionali, individuare nuove partnership e opportunità di crescita.
Ad oggi, l’export non rappresenta, infatti, una mera attività di vendita estera, quanto piuttosto una scelta consapevole e strategica per diversificare e consolidare le prospettive di crescita delle imprese italiane.
Commercio internazionale, tra incertezza e resilienza
Negli ultimi anni il quadro internazionale ha attraversato – e sta continuando ad attraversare – fasi di significativa incertezza, alimentata dal susseguirsi di molteplici shock; il più recente è quello legato al conflitto USA-Israele con l’Iran, e il relativo blocco dello stretto di Hormuz.
Sebbene i recenti sviluppi in termini di intese preliminari lascino intravedere spiragli di normalizzazione su questo fronte, permane cautela in merito alle tempistiche di ripristino delle normali condizioni operative dello Stretto. Come si nota dal grafico che segue, dalla seconda metà di giugno il transito delle navi si è infatti debolmente riattivato, pur rimanendo ben al di sotto dei livelli antecedenti al conflitto.
Stretto di Hormuz
Fonte: IMF Portwatch
Sul fronte del commercio internazionale, il 2025 si è rivelato un anno di solida resilienza, come documentato a più riprese nel magazine ExportPlanning1; secondo SACE, anche il 2026 confermerà una dinamica positiva, seppure in rallentamento. Premettendo un conflitto in Iran circoscritto e di durata limitata, gli scambi commerciali di beni in volume sono infatti previsti crescere del +2.4% per la media dell’anno in corso: trattasi dunque di ritmi ben più circoscritti rispetto al dinamismo del 2025, che è stato però sostenuto da fattori in larga parte transitori.
A pesare sui ritmi degli scambi nel 2026 saranno non soltanto la normalizzazione delle scorte e la minore domanda dal mercato USA (dopo il precedente effetto front-loading del 2025), ma anche l’entrata in vigore di nuove misure restrittive e il permanere di un clima di incertezza sul fronte delle politiche commerciali. Nella media del periodo 2027-2028, i ritmi di crescita degli scambi di beni in volume dovrebbero invece parzialmente accelerare, assestandosi su un sentiero di crescita moderato del +2.7%.
Scenario in evoluzione: cambiamenti strutturali e frammentazione crescente
Punto cardine evidenziato da SACE è il processo di cambiamento strutturale che sta caratterizzando l’attuale scenario internazionale, verso una crescente frammentazione dell’ordine geo-economico. Le relazioni risultano infatti sempre più influenzate da logiche di competizione strategica tra grandi potenze: dazi, barriere non tariffarie, controlli sugli investimenti e sulle tecnologie avanzate stanno diventando parte integrante delle politiche di sicurezza nazionale.
I flussi commerciali si stanno muovendo di conseguenza, riallocandosi lungo linee di affinità geopolitica, e riducendo invece l’interdipendenza tra sistemi economici percepiti come rivali. Il fattore geopolitica sta quindi consolidando una crescente rilevanza nel determinare la direzione degli scambi; di pari passo il commercio internazionale sta mantenendo il suo ruolo di motore della crescita economica, sebbene risultando più instabile rispetto al passato.
Su questo fronte, la risposta dell’Unione si sta concretizzando nella stipula di molteplici accordi commerciali e partnership, che da semplici strumenti di riduzione dei dazi si stanno trasformando in leve di politica economica e industriale in senso lato. Si pensi ai recenti casi degli accordi con Mercosur, India e Australia, concentrati sull’armonizzazione regolatoria, la semplificazione amministrativa e il riconoscimento degli standard, che riducono in modo significativo i costi di accesso ai mercati per le imprese. Gli accordi puntano inoltre a consolidare partnership strategiche lungo le filiere, e concorrono ad una maggiore sicurezza economica per le imprese europee sul fronte degli approvvigionamenti.
La risposta strategica della diversificazione
Nell’articolato contesto descritto, la diversificazione dei mercati di sbocco per gli esportatori italiani rimane, secondo SACE, una leva strategica di primario valore, le cui piene potenzialità risultano ancora parzialmente inespresse. Nel 2025 oltre il 48% delle esportazioni italiane si sono dirette verso i paesi extra-europei, quota superiore tanto alla media dell’Unione che a quella dei principali partner concorrenti; ciononostante, sono stati individuati ulteriori spazi di manovra per una “diversificazione intelligente” – sempre più necessaria nell’attuale scenario competitivo globale segnato da nuove strutturali complessità.
Esportazioni paesi UE per area geografica di destinazione (2025)
Nel Rapporto sono state definite alcune caratteristiche chiave che possono contraddistinguere le economie più promettenti per l’export italiano: parliamo di paesi caratterizzati da una crescita economica sostenuta, un processo di trasformazione industriale in corso, nonché solidi programmi di investimento a lungo termine.
I Paesi Strategici individuati, e ordinati sulla base del valore dell’export italiano di beni nel 2025, sono: Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Messico, Corea del Sud, Brasile, India, Singapore, Marocco, Egitto, Thailandia, Malaysia, Vietnam, Kazakistan e Filippine.
Tra i paesi elencati, pensiamo ad esempio alla Cina: il gigante asiatico rimane una destinazione strategica per le imprese italiane, con spazi di crescita ancora in buona parte inesplorati. Secondo SACE, l’intensità degli investimenti in corso nel paese offre interessanti prospettive per le nostre imprese, che potranno rafforzare la propria presenza nelle filiere ad alto contenuto tecnologico, ma non solo. Punto cardine su questo fronte è il 15° Piano Quinquennale del paese, per il periodo 2026-2030, che ha individuato nell’IA, nei semiconduttori avanzati, nelle infrastrutture energetiche e nelle tecnologie green i principali motori della futura crescita cinese.
Rimaniamo in Asia e passiamo al Vietnam. Il paese, notoriamente caratterizzato da una forte apertura agli investimenti esteri, sta portando avanti un processo di crescente integrazione con i mercati globali, e di upgrading del suo tessuto industriale, consolidando il ruolo di hub manifatturiero della regione asiatica. Una concreta opportunità sul mercato vietnamita riguarda soprattutto le imprese italiane esportatrici di macchinari industriali, che possono beneficiare della concreta opportunità legata alle politiche di modernizzazione della produzione industriale nazionale.
Guardando invece ai paesi del Golfo, attualmente penalizzati dal conflitto USA-Israele con l’Iran, il profilo economico diversificato degli Emirati potrà facilitare la ripresa post conflitto. I piani di diversificazione economica attualmente in corso tramite fondi sovrani stanno riguardando investimenti nei settori manifatturiero, farmaceutico, logistico e della transizione energetica, alimentando la domanda di tecnologie avanzate e beni di investimento – ambiti per i quali la qualità italiana è già riconosciuta nel paese.
Per quanto riguarda invece l’Arabia Saudita, seconda destinazione dell’export italiano nel Golfo dopo gli Emirati, il traino delle opportunità per gli esportatori del Made in Italy continua ad essere il piano di diversificazione economica Saudi Vision 2030, sebbene questo stia subendo una significativa razionalizzazione, in primis in relazione alle attuali condizioni geopolitiche. Queste potranno alimentare, di contro, la domanda di beni di investimento dal mercato italiano.
Nell’area latino-americana, SACE segnala invece il caso del Brasile, mercato ad elevato potenziale soprattutto in relazione all’ampiezza della sua domanda interna, alla varietà del tessuto produttivo e alla crescente attenzione verso innovazione e sostenibilità. Parliamo quindi, in primis, di opportunità legate al settore dell’energia e delle rinnovabili, ma anche dell’agribusiness. A questo si aggiunge, inoltre, un processo in essere di modernizzazione del sistema produttivo brasiliano.
Conclusioni
In un contesto internazionale incerto e sfidante, secondo SACE il rafforzamento della presenza internazionale delle imprese italiane dipenderà dalla loro capacità di abbracciare una strategia deliberata di diversificazione. “RE-AGIRE” implica dunque una precisa mappatura e un presidio, costantemente aggiornato, di mercati emergenti e strategici. Le barriere commerciali e le tensioni geopolitiche diventeranno così, per chi saprà muoversi proattivamente lungo le nuove catene del valore e sfruttare gli accordi di partnership dell'Unione, non solo un vincolo da gestire, ma un perimetro in cui ridefinire la competitività dell’export Made in Italy nel mondo.
1. Si vedano gli articoli: Commercio mondiale 2025: tra resilienza e nuove sfide; Monitoraggio e Pianificazione: lo stato di salute dei maggiori mercati internazionali.