Industria automobilistica mondiale a due facce

Nella produzione di automobili e di componentistica sono in atto due processi opposti a livello di commercio internazionale: il primo di chiusura, il secondo di apertura.

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Automotive Global demand Foreign market analysis

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L’industria automobilista è oggetto di crescente attenzione perché rappresenta uno tra i comparti di maggior squilibrio della bilancia commerciale americana (nel 2017 ha superato i 160 miliardi di dollari di disavanzo) e viene spesso indicata quale possibile area di intervento della politica protezionistica dell’amministrazione Trump. Allo stesso tempo, con quasi 2000 miliardi di scambi internazionali, essa rappresenta un decimo dell’intero commercio mondiale e ne è spesso il motore. Si tratta infine di una delle industrie maggiormente innovative, in termini di digitalizzazione, trazione e combustibili. E’ quindi sicuramente un settore da monitorare a livello mondiale, per misurare le tendenze in atto e anticipare le possibili evoluzioni.

In questo articolo ci soffermeremo su uno degli aspetti che stanno caratterizzando le dinamiche commerciali internazionali in atto in questa industria: la progressiva chiusura al commercio estero per le automobili e la crescente apertura per la componentistica.

Tra le auto vendute nel 2017, quasi una su due è stata prodotta localmente

Nel 2017 sono state vendute oltre 70 milioni di autovetture nel mondo: di queste, solo 40 milioni sono state prodotte in un paese diverso da quello di vendita. Se questo numero può sembrare comunque alto, si consideri che prima della grande recessione le corrispondenti cifre erano 54 e 38 milioni, ovvero 3 auto di importazione ogni 4 auto vendute.
Il grafico qui riportato consente di verificare come questo processo di chiusura al commercio estero delle automobili sia un fenomeno continuo nel tempo: i ritmi di crescita delle vendite di auto sono infatti significativamente superiori rispetto a quelli delle importazioni mondiali.

Vendite e importazioni mondiali di autovetture

Dietro a questo fenomeno si celano vari fattori, che possono essere ricondotti a tre principali casistiche:

  1. Rilocalizzazione della produzione nei paesi d’origine
    Le importazioni di autovetture canadesi negli Stati Uniti, ad esempio, hanno superato significativamente e per molti anni i 2 milioni di unità, per poi scendere nel 2017 sotto il milione e 900 mila unità.
  2. Vincoli imposti alle importazioni
    I casi più significativi sono quelli della Cina e sopratutto dell’India, dove la quota di automobili importate non raggiunge l'uno percento delle vendite.
  3. Nascita di nuove imprese automobilistiche
    Un caso da citare è quello della VinFast vietnamita, nata nel 2017 per soddisfare una domanda nazionale che in pochi anni è passata da poche migliaia di autovetture ad oltre 200 mila unità.

E’ probabile che questi tre elementi producano effetti anche nel prossimo futuro, portando ad una crescita delle importazioni mondiali di automobili significativamente inferiore a quelle della vendite.

Automobili sempre più costruite con componenti di importazione

Uno scenario opposto caratterizza il commercio mondiale della componentistica per auto. In questo caso i dati segnalano un significativo e continuo processo di apertura al commercio internazionale. Nel grafico che segue sono riportate le serie storiche relative a tre indicatori, calcolati come rapporto tra il valore delle importazioni di componentistica e il valore della produzione di automobili.

Incidenza della componentistica sul valore della produzione

La componentistica meccanica (freni, frizioni, cambi, ruote, ammortizzatori, filtri, airbag, sedili, ecc.) importata da un altro paese rappresenta, in media, quasi un quarto del valore complessivo della produzione di automobili. Anche se lentamente, questa quota è aumentata nell’ultimo decennio.
Un trend di crescita più significativo si registra per la componentistica elettrica (batterie, motori di accensione, fanali, ecc.) e quella elettronica (sistemi di controllo, assiemaggi elettronici, touch screen, sistemi di parcheggio automatico, sistemi di ottimizzazione delle prestazioni del motore, ecc.): la prima quota, nell’arco di 12 anni, è passata dal 7 al 10% del valore della produzione, mentre la seconda dal 5% al 7.5%.

Crescenti opportunità per la componentistica italiana

Il processo di continua apertura al commercio internazionale della componentistica per autoveicoli ha sostenuto la crescita delle imprese italiane del settore, soprattutto per le componenti meccaniche. Il grafico che segue riporta la quota delle esportazioni italiane sul commercio mondiale nei comparti della componentistica e delle automobili.

Quote di domanda mondiale dell'Italia

Il grafico consente di evidenziare alcuni elementi di primaria importanza:

  • L’Italia vanta quote di commercio mondiale particolarmente elevate nella componentistica meccanica, confermando la presenza di casi d'eccellenza.
  • Dopo aver toccato un punto di minimo nel 2013, da alcuni anni è in atto un recupero delle quote italiane nel commercio mondiale di automobili: la visione di Marchionne di focalizzare la produzione in Italia su autovetture di fascia alta sta producendo i suoi frutti.
  • Nella componentistica elettrica ed elettronica, il sistema produttivo italiano sembra non essere in grado di competere con quello cinese e quello tedesco, rispettivamente leader nei due settori.
  • Negli ultimi anni la quota di commercio mondiale italiana nel settore della componentistica meccanica ha accusato una vistosa diminuzione, che sembra suggerire un ritardo da parte delle imprese nazionali nel cogliere tutte le opportunità offerte dalla progressiva apertura del settore ai mercati esteri.