La caduta della Rupia pakistana

Tra crolli valutari e squilibri economici, il paese si avvia alle urne.

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Una valuta che nell’ultima settimana ha catturato l’attenzione dei mercati è la Rupia pakistana, facendo registrare il quarto significativo crollo da dicembre 2017. Soltanto negli ultimi giorni il tasso di cambio è passato dalle 121.75 Rupie per dollaro del 13 luglio alle 128.85 della giornata odierna.
Tenendo conto delle quattro cadute (dicembre 2017, marzo, giugno e luglio 2018), la Rupia pakistana ha perso da dicembre il 22% del suo valore rispetto al dollaro.

Tasso di cambio Rupia pakistana verso il dollaro

Benché non ci sia stato un annuncio ufficiale da parte della State Bank of Pakistan (“Market forces are driving the exchange rate”, ha dichiarato un suo portavoce), sembra evidente la presenza di un intervento di svalutazione, volto a frenare il crollo delle riserve e ad evitare una crisi della bilancia commerciale, fortemente in negativo. A maggior ragione data l’imminenza delle elezioni, in programma per il 25 luglio.

Il quadro politico

Lasciando per un momento a latere la fragile situazione economica del Pakistan, anche lo scenario politico fornisce elementi chiave per la lettura dell’attuale crisi valutaria.

Le questione delle elezioni è stata ampiamente discussa a livello internazionale soprattutto per l’elevata probabilità di brogli e per la presenza tra le fila dei partiti di personaggi legati al terrorismo, ai quali con provvedimenti ad hoc è stato concesso di candidarsi.
Oltre a queste figure, tra i gruppi politici che si contendono la guida del paese c’è quello dell’ex premier Sharif (Lega musulmana del Pakistan) e quello del favorito Khan (Movimento per la Giustizia pakistano).

Nel quadro descritto, un ruolo di primo piano spetta all’esercito, che sembra sia vicino ai gruppi radicali ed a Khan, e stia cercando di favorirli. Un esempio di questi possibili legami è il recente arresto di Sharif: secondo i suoi sostenitori, si tratterebbe di un complotto militare contro la Lega Musulmana, la quale negli anni di governo ha tentato di limitare il peso dell’esercito a favore della società civile.

La situazione economica

Le maggiori criticità che ad oggi affliggono l’economia pakistana possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • Inflazione in accelerazione

L’indice dei prezzi al consumo risulta pari al 5.2% su base annua a giugno 2018, in salita rispetto allo scorso mese e allo stesso periodo dello scorso anno. Ci si attende inoltre un’accelerazione dell’inflazione nel corso del fiscal year 2019, che potrebbe superare il target del 6%.

  • Erosione delle riserve di valuta estera dalla fine del 2016

Ad oggi il totale delle riserve valutarie ammonta a quasi 15.7 miliardi di dollari, in discesa del 22.5% rispetto allo scorso anno.
Il fattore che guida tale erosione è il deficit delle partite correnti, pari a -4.1% del PIL nel 2017 ed in peggioramento nel 2018: la crescita delle importazioni nell’ultimo anno fiscale ha infatti più che compensato l’aumento delle esportazioni e delle rimesse dei migranti. Di fronte all’insufficienza dei flussi in entrata, il deficit è stato finanziato facendo ricorso a risorse interne, da cui il crollo delle riserve di valuta estera.
Tra i vari fattori che hanno contribuito al peggioramento del saldo della bilancia commerciale, un ruolo di primo piano è stato giocato dal rialzo dei prezzi delle commodity, che ha generato un aumento dei costi delle importazioni.

  • Crescita economica in rallentamento

Benché l’ultimo anno fiscale si sia chiuso con una crescita record del 5.8%, il massimo in 13 anni, per il prossimo futuro si prevedono tassi di crescita inferiori, sotto il potenziale del paese.

  • Aumento dello stock di debito estero (+24% dal 2016)

Secondo l’ultima rilevazione della banca centrale pakistana, il debito estero ammonta al 30.8% del PIL. A fronte del deprezzamento della Rupia, esso diventerà più difficile da servire.


L’outlook sul Pakistan rimane quindi critico. Se da un lato i tassi di crescita economica registrati negli ultimi anni sono rilevanti e danno chiari segnali di sviluppo, dall’altro i crescenti squilibri macroeconomici, uniti ai pericoli politici di una neonata democrazia che sembra già messa a repentaglio, potrebbero vanificare i passi compiuti dal paese negli ultimi anni.