Rialzo dei tassi USA: l’altra faccia della medaglia

L’indebolimento valutario segnala le difficoltà dei paesi emergenti

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Liberamente tratto da “Emerging markets: Crushed and fried” - The Economist 22 settembre 2018

In un mondo finanziariamente interconnesso, le decisioni di politica monetaria di un paese generano conseguenze sugli altri; a maggior ragione, quando il paese in questione sono gli Stati Uniti. La normalizzazione della politica monetaria della FED ha causato, da questa primavera, numerosi feriti tra i paesi emergenti, in particolare laddove erano già presenti debolezze.
Prendiamo ad esempio il caso di paesi asiatici in via di sviluppo come l’India e l’Indonesia. Nonostante una crescita economica robusta e una dinamica inflazionistica sotto controllo, i due paesi hanno registrato un notevole indebolimento delle loro valute nell’ultimo anno: l’aumento dei tassi USA, infatti, ha messo in luce i mercati emergenti come più pericolosi e meno remunerativi rispetto a quello statunitense.
Di fronte ad un deficit delle partite correnti che guida l’indebolimento valutario, sia India che Indonesia stanno prendendo contromisure: l’India sta rivedendo tasse e regolamentazioni in modo da attrarre più capitale estero e meno beni; l’Indonesia, invece, punta a diminuire le importazioni, utilizzando, tra l’altro, il mezzo delle tariffe.
In particolare, ciò che preoccupa i policy-makers indonesiani e che li porta ad intervenire, sono i debiti contratti in valuta estera, che saranno più difficili da ripagare con una Rupia più debole, nonché i titoli governativi detenuti da stranieri, nel mirino di un deflusso di capitali nel caso in cui la situazione dovesse precipitare. Anche per l’India l’investimento diretto estero risulta cruciale per finanziare l’ampio saldo negativo della bilancia commerciale.
In conclusione, l’Asia si ritrova a soffrire proprio mentre gli Stati Uniti prosperano. Il sogno orientale di sganciarsi dalle fortune USA dovrà essere rimandato a data da destinarsi.